Fiumi nella Grande Guerra di Hemingway

Piero 29.9.2018
Municipio di San Michele al Tagliamento, 29/9/2018

Fiumi nella Grande Guerra di Hemingway

Dall’Isonzo al Brenta

Piero Ambrogio Pozzi

Tra testimonianza e fantasia, Ernest Hemingway ha lasciato nelle sue opere una preziosa traccia delle esperienze vissute in Friuli Venezia Giulia e Veneto, soprattutto nel celebrato romanzo Addio alle armi (A Farewell to Arms) e nel travisato e sminuito Di là dal fiume e tra gli alberi (Across the River and Into the Trees). Parlerò dell’ultimo anno della Grande Guerra di Hemingway, seguendo il filo conduttore dei fiumi.

Nella descrizione degli eventi successivi alla rotta di Caporetto, Friuli Venezia Giulia e Veneto hanno una caratteristica prevalente e comune: sono territori piatti, dove i combattenti italiani sono alla ricerca continua di ostacoli per potersi riparare e attestare contro il nemico, trovando solo case, alberi, siepi. Con un po’ di fortuna fossi e canali. E fiumi, il Tagliamento, il Piave, il Sile.

1917. Su quest’anno è focalizzata la narrazione di Addio alle armi, il libro uscito nel 1929. La prima traduzione italiana, di Bruno Fonzi, apparve nel 1945 in una stampa abusiva della Jandi-Sapi di Roma. La seconda, di Dante Isella, Giansiro Ferrata e Puccio Russo, nel 1946, pubblicata dalla Ghilda del Libro a Lugano e da Mondadori a Milano. La terza e più conosciuta, di Fernanda Pivano, nel 1949, sempre presso Mondadori. Addio alle armi è basato sia sulle esperienze personali di Ernest, sia sulle informazioni raccolte nella prima vita da giornalista. Vi troviamo elementi biografici dell’anno successivo, il 1918, quando prestò servizio nei reparti di ambulanze dell’ARC (Croce Rossa Americana), e l’8 luglio restò ferito gravemente a Fossalta di Piave, quando la Seconda Battaglia del Piave – o Battaglia del Solstizio – era da poco finita.

Seguiamolo nei panni del tenente Frederic Henry della Croce Rossa Americana. È la ritirata di Caporetto[1], il paese sull’Isonzo ora nella Repubblica di Slovenia dal quale è partita l’invasione austro-ungarica e tedesca delle pianure verso Venezia, il 24 ottobre 1917. Da un acquartieramento immaginato presso la Villa dei Conti di Trento a Dolegnano[2], tra Udine e Gorizia, il tenente si dirige con il suo reparto verso il Tagliamento in piena, una piena provvidenziale che contribuirà a impedire l’accerchiamento della III Armata, in ripiegamento da oltre l’Isonzo. Perde le sue ambulanze e finisce in una marcia caotica, nella folla di sbandati e di unità ancora in grado di combattere, ma prive di ordini precisi. L’incontro col fiume avviene sull’attuale Statale 13 Pontebbana, al Ponte della Delizia[3], a quel tempo in legno, tra Codroipo a est e Valvasone a ovest. All’estremità del ponte verso Pordenone c’è un posto di blocco dei carabinieri, col compito principale di individuare gli ufficiali superiori che hanno abbandonato il proprio reparto, e fucilarli sul posto. Non è il caso del tenente, ma il suo accento americano può addirittura farlo scambiare per un infiltrato tedesco in uniforme italiana. Frederic fiuta l’incombente pericolo e ha la prontezza di gettarsi dal ponte nell’impetuosa corrente. Le fucilate dei carabinieri lo inseguono senza effetto. Ecco che il primo incontro col Tagliamento è con un fiume di salvezza, che sarà poi per Ernest un fiume di vita. È l’incipit del capitolo 31:

Non si sa da quanto tempo si è in un fiume quando la corrente si muove rapida. Sembra lungo e può essere molto corto. L’acqua di piena era fredda e passavano molte cose che erano state spazzate via dalle sponde quando il livello si era alzato. Ero fortunato ad avere un pesante tronco al quale aggrapparmi, e stavo disteso nell’acqua ghiaccia col mento appoggiato al legno, tenendomi con entrambe le mani come meglio potevo. (Addio alle armi, trad. P.A. Pozzi per coerenza)

Quel tronco d’albero aiuta il tenente a stare a galla senza sfinirsi, poi un salice sulla riva sinistra, con i suoi rami lunghi e resistenti, gli fornisce l’appiglio per trascinarsi all’asciutto. Più o meno di fronte a San Vito al Tagliamento, cioè all’altezza della Pieve di Rosa[4]. Il tenente, che vuole raggiungere Mestre e poi Milano, si mette in cammino verso Latisana, dove all’epoca c’erano gli unici ponti prima della foce. Percorre le campagne di Camino al Tagliamento, Varmo e Ronchis, con l’accortezza di zoppicare per fingersi ferito quando incrocia un reparto in marcia. Il tenente racconta che quel giorno attraversò la pianura veneta. Era la pianura friulana, ma perdoniamo Hemingway, che ancora non conosceva il posto di persona. Segue verso sud il fiume, evitando i centri abitati e attraversando due improbabili strade ferrate (che avrebbero presupposto inesistenti ponti sul Tagliamento) per arrivare finalmente alla vera ferrovia Venezia-Trieste, tra una flag-station, verso Palazzolo dello Stella e Trieste, e un ponte, verso Latisana e Venezia. Cercando oggi sulle carte e sulle viste satellitari di Google una possibile flag-station, cioè una fermata a richiesta e non un passaggio a livello come nella traduzione corrente, l’attenzione si ferma sull’ex casello di Casali Viotto[5] in territorio di Precenicco, o sull’attuale edificio di Via Crosere 2, a Latisana[6]. Il tenente riesce a saltare su un convoglio militare, lento per la quantità di vagoni carichi di prezioso materiale bellico da sottrarre all’avanzata del nemico, e passa Latisana e il Tagliamento, verso Milano. Il passaggio, immaginato guardando le mappe, non consente di far notare a Frederic la Villa Mocenigo Biaggini Ivancich di San Michele al Tagliamento[7], ancora intatta e all’epoca requisita per accogliere un ospedale militare.

1948. È l’anno del reale incontro con il Tagliamento. La prima testimonianza è al terzo capitolo di Di là dal fiume e tra gli alberi [8], un romanzo del 1950 pubblicato in Italia soltanto nel 1965, secondo la volontà di Hemingway.

Fecero una curva e attraversarono il Tagliamento su un ponte provvisorio. C’era verde lungo gli argini e c’erano uomini a pescare lungo la riva opposta, dove l’acqua correva profonda. Stavano riparando il ponte saltato in un ringhio di martelli pneumatici, e settecento metri più in là si vedevano gli edifici sfondati e le dipendenze di quella che una volta era una villa costruita dal Longhena, ora distrutta, là dove i bombardieri medi avevano sganciato il loro carico. (Trad. P.A. Pozzi per coerenza)

La descrizione è dell’alter ego di Ernest, il cinquantenne colonnello di fanteria Richard Cantwell, in viaggio sulla Buick Roadmaster d’ordinanza verso Venezia, da Trieste dov’era di stanza, sulla Statale 14. È implicito che abbia appena lasciato l’incrocio delle Quattro Strade, l’attuale Piazzale Osoppo di Latisana[9], là dove Ernest aveva incontrato per la prima volta e preso a bordo della sua Buick Roadmaster personale l’amore della sua vita, la diciottenne Adriana Ivancich.

Superato il Tagliamento, il viaggio del colonnello verso Venezia diventa rievocazione della guerra che aveva combattuto da giovane ufficiale tra gli Arditi, e che Ernest aveva in realtà vissuto con la divisa della Croce Rossa. Comunque sul Piave c’era, e il ricordo diventa più preciso.

Sul Piave i nostri soldati si erano attestati e avevano resistito valorosamente per tutto l’inverno 1917-1918 e la primavera successiva, tamponando le pesanti perdite subite da Caporetto col richiamo anticipato della classe 1899. L’estate fu cruciale, con il sopraggiungere di divisioni austriache staccate dal fronte russo dopo il trattato di Brest-Litovsk, firmato il 3 marzo 1918.

Attraversa il Piave da San Donà, e il colonnello ricorda di essere stato ferito poco più a monte, a Fossalta, più di trent’anni prima. Siamo sempre nel terzo capitolo di Di là dal fiume e tra gli alberi.

Qualche settimana addietro aveva attraversato Fossalta e aveva proseguito lungo la strada infossata[10] in cerca del posto dove era stato ferito, fuori in riva al fiume. Era facile trovarlo grazie all’ansa del fiume. Là dov’era stata la postazione della mitragliatrice pesante il cratere era dolcemente erboso. Era stato brucato, da pecore o capre, fino a sembrare una depressione disegnata in un campo di golf. Il fiume era lento qui, e di un azzurro fangoso, bordato di canne, così il colonnello, non essendoci nessuno in vista, si accoccolò e, guardando oltre il fiume dalla riva dove nessuno avrebbe mai potuto mostrare la testa alla luce del giorno, si liberò nel posto esatto dove, per triangolazione, aveva stabilito che era stato malamente ferito trent’anni prima.

‘Uno sforzo minimo,’ disse a voce alta verso il fiume e la riva, gravata dalla quiete autunnale e bagnata dalle ultime piogge. ‘Ma tutto mio.’

Si levò in piedi guardandosi attorno. Non c’era nessuno in vista. Aveva lasciato la macchina lungo la strada infossata, davanti all’ultima e più triste casa ricostruita di Fossalta.

‘Ora completerò il monumento,’ disse a nessuno oltre che ai morti, togliendosi di tasca un vecchio coltello a serramanico Solingen di quelli che usano i bracconieri tedeschi. Lo tenne bloccato aperto e, facendolo girare, tagliò un foro netto nella terra umida. Pulì il coltello sullo stivaletto da combattimento destro e poi infilò nel buco una banconota marrone da diecimila lire, la calcò dentro e ci pose sopra il tappo d’erba che aveva ricavato.

‘Vale vent’anni a cinquecento lire l’anno per la Medaglia d’Argento al Valor Militare. La Victoria Cross rende dieci ghinee, credo. La Distinguished Service Cross è infruttifera. La Silver Star è gratis. Terrò il resto,’ disse.

Adesso va bene, pensò. C’è merda, soldi, sangue; guarda come cresce l’erba; e il ferro è nella terra insieme con la gamba di Gino, tutt’e due le gambe di Randolfo, e la mia rotula destra. È un monumento meraviglioso. C’è tutto. Fertilità, soldi, sangue e ferro. Un’intera nazione. Dove c’è fertilità, soldi, sangue e ferro, là c’è la patria. Manca il carbone però. Dovremmo procurarci del carbone.

Guardò poi oltre il fiume verso la casa bianca ricostruita che una volta era un mucchio di macerie, e sputò nel fiume. Doveva sputare lontano, e così fece. (Trad. P.A. Pozzi per coerenza)

Ci sono due particolari che voglio farvi notare in questo brano, la strada infossata e l’interramento della banconota. La strada che dal centro di Fossalta va verso l’argine destro del Piave (ora chiamata Via Ragazzi del ’99) riceve da Hemingway lo stesso nome inglese, sunken road, strada infossata, del luogo più cruento di due battaglie della Guerra Civile americana, la Battaglia di Antietam (17 settembre 1862)[11] e la Battaglia di Fredericksburg (13 dicembre 1862)[12], entrambe con il generale Stonewall Jackson tra i protagonisti. Il generale morì il 10 maggio 1863, dopo la Battaglia di Chancellorsville[13], e le sue ultime parole riportate da Hemingway, “attraversiamo il fiume e andiamo a riposarci all’ombra degli alberi”, sono un comodo spunto per il titolo del romanzo, Di là dal fiume e tra gli alberi. Celano in realtà un messaggio alla sua amata Adriana, che viveva tra gli alberi al di là di un fiume nostro, il Tagliamento. Il giovane Hemingway si era portato in Europa la storia americana, da fresco liceale. Il maturo Ernest avrebbe poi messo in atto a Cuba l’improbabile interramento della banconota sulla riva del Piave. Al capitolo 34 della sua Torre bianca Adriana Ivancich racconta il seppellimento nel giardino della Finca Vigía, la casa di Ernest presso l’Avana, di una bottiglia di vetro contenente lo statuto della costituita White Tower Incorporated (Società Torre Bianca), firmato col proprio sangue da Ernest, Adriana e suo fratello Gianfranco. “A perpetua testimonianza”. Non risulta che la bottiglia sia stata ancora trovata.

Passato il Piave verso Venezia, il colonnello, interprete del vissuto di Ernest, si inoltra nella retrovia del vecchio fronte, dove gli austro-tedeschi erano riusciti a penetrare in direzione del Sile durante la Battaglia del Solstizio, dal 15 giugno 1918. La piena del Piave li aveva poi tagliati fuori travolgendo alcuni ponti di barche; rimasti senza rifornimenti furono decimati dal tiro e dai contrattacchi italiani.

– Un piccolo inciso personale: mio papà Michele era un Ragazzo del ‘99, inquadrato nella 9a Compagnia del 130° Reggimento Fanteria della Brigata Perugia, sezione Pistola Mitragliatrice FIAT-OVP. Verso il 18 giugno 1918 fu ferito gravemente a San Biagio di Callalta, in riva destra del Piave, e salvato da un carabiniere che lo portò in spalla fino al posto di medicazione. Come spiegava Hemingway, nelle pianure del Veneto e del Friuli Venezia Giulia era difficile trovare un riparo: quel giorno mio papà era dietro un albero, e sparava col fucile 91 seduto su una cassa di pacchetti caricatore, che prelevava senza esporsi troppo. Purtroppo un pacchetto da sei colpi gli sfuggì di mano e, invece di prenderne un altro dalla cassa, si curvò verso terra per recuperare quello caduto, scoprendosi. Fu così colpito da una pallottola che gli fracassò la mandibola, e rischiò di morire dissanguato. Come Hemingway anche mio papà finì in un ospedale a Milano, però quello allestito nella scuola di Viale Brianza. La mandibola fu riparata egregiamente e il dissanguamento superato con il marsala fornito dall’Esercito e le uova portate dalla campagna dalla mamma Giuseppina, mia nonna. –

Hemingway quella battaglia non l’aveva vista, pur avendone subite le ultime conseguenze a Fossalta di Piave, ma riesce a dare un resoconto molto verosimile dei combattimenti precedenti. Siamo al quinto capitolo di Di là dal fiume e tra gli alberi.

Per gli austriaci era necessario cercare di sfondare nel settore dove il fiume Sile e il vecchio letto del Piave erano le sole linee di difesa.

Tenendo il vecchio letto del Piave, allora si aveva il Sile per potercisi ritirare se la prima linea non avesse resistito. Oltre il Sile non c’era altro che pianura a culo nudo e una buona rete di strade verso la pianura veneta e quella lombarda, così gli austriaci attaccarono ancora e ancora e ancora fino a inverno inoltrato, per cercare di impadronirsi di questa bella strada sulla quale ora filavano, che portava dritto a Venezia (…).

Gli attacchi austriaci erano coordinati malamente, ma erano continui e furibondi. Prima c’era il pesante bombardamento che avrebbe dovuto metterci fuori combattimento e poi, quando allungavano il tiro, controllavamo le nostre posizioni e contavamo la gente. Ma non c’era tempo di pensare ai feriti, perché sapevamo che l’attacco sarebbe arrivato immediatamente, e allora uccidevamo gli uomini che arrivavano a guado attraverso gli acquitrini, tenendo sollevati i fucili sull’acqua e muovendosi lentamente come possono muoversi uomini che guadano con l’acqua alla cintola.

Se non avessero alzato il tiro quando cominciava l’attacco, il colonnello, allora tenente, pensava spesso che non avrebbe saputo cosa poter fare. Ma loro lo alzavano sempre, spostandolo sulle retrovie oltre la linea d’attacco. Seguivano il manuale.

(…) Per tutto quell’inverno, con un brutto mal di gola, aveva ucciso uomini che venivano avanti, tenendo le bombe col manico agganciate a una bardatura sotto le ascelle, con i pesanti zaini di pelle di vitello e gli elmetti a forma di secchio. Erano il nemico. (Trad. P.A. Pozzi per coerenza)

La Grande Guerra era giunta davvero molto vicino a Venezia. Lo si capisce quando il colonnello e il suo autista arrivano al Sile, l’ultimo fiume difendibile tra il Piave e Venezia. Filano sulla strada alzaia fino al punto in cui, magari con un po’ di fantasia, già si vede Venezia. Al quarto capitolo.

Ora stava guardando avanti per vedere dove la strada alzaia si sarebbe ricongiunta con la strada principale. Là sapeva che l’avrebbe vista[14], in una giornata così limpida. Al di là degli acquitrini, brunastri come sono d’inverno quelli nel delta del Mississippi attorno a Pilot Town[15], e con le canne piegate dal forte vento di tramontana, vedeva la torre squadrata della chiesa di Torcello e l’alto campanile di Burano dietro di essa. Il mare era di un blu ardesia e poteva vedere le vele di dodici barconi a vela che andavano a Venezia in favore di vento. (Trad. P.A. Pozzi per coerenza)

L’Isonzo, il Tagliamento, il Piave, il Sile, sono i fiumi di guerra della sua gioventù. Il colonnello di Hemingway, un Ragazzo del ’99 americano, è stanco e gravemente malato: sa che il suo amore tardivo è senza futuro. Pensa anche al riposo eterno. Ed ecco un quinto fiume che sfocia proprio al confine del comune di Venezia, un fiume di pace, il Brenta, nel vecchio corso ridotto a canale che bagna la Riviera omonima. Siamo al quinto capitolo di Di là dal fiume e tra gli alberi.

Superarono la lunga fila di barche sul pigro canale che portava acqua dal Brenta, e pensò al lungo tratto sul Brenta dove c’erano le grandi ville, coi loro prati rasati e i giardini e i platani e i cipressi. Vorrei essere sepolto laggiù, pensò. Conosco il posto molto bene. Non credo che si possa programmare, però. Non so. Conosco qualcuno che potrebbe consentire alla mia sepoltura nel suo terreno. Chiederò ad Alberto. Anche se potrebbe pensare a un’ossessione.

(…) Vorrei essere sepolto in disparte, al bordo dei prati, ma in vista della vecchia elegante casa e degli alti, grandi alberi. Non credo che sarebbe troppo disturbo per loro. Potrei diventare parte del terreno dove i bambini giocano di sera, e al mattino, magari, lavorerebbero ancora i cavalli da salto, con gli zoccoli che battono sordamente sul manto erboso, e le trote nel laghetto verrebbero a galla a caccia di larve di mosca. (Trad. P.A. Pozzi per coerenza)

È d’obbligo osservare che una negligenza nella traduzione italiana corrente (lassù per out there, invece di laggiù) ha fatto comunemente scambiare la Riviera del Brenta[16], che è in gran parte nel territorio della città metropolitana di Venezia, con Bassano del Grappa[17] in provincia di Vicenza. L’Alberto citato da Ernest è evidentemente Titi, fratello di Federico e del campione di equitazione Carlo Kechler, e tutti e tre erano suoi amici. La villa di Carlo, dove c’erano davvero le scuderie con i cavalli da salto e il laghetto con le trote, da San Martino di Codroipo[18] è stata portata in volo sopra Tagliamento, Piave e Sile verso i prati rasati della Riviera del Brenta. Da quella villa, dov’era ospite, Ernest è partito il giorno del primo incontro con Adriana a Latisana, sostando lungo la strada proprio a casa di Alberto, a Fraforeano di Ronchis[19]: Ernest ha ripensato a tutti quegli eventi del primo giorno della sua nuova e vera vita, per immaginare e scriverne la chimerica conclusione!

EH 2176N

Alberto (Titi) Kechler ed Ernest Hemingway a Villa Aprile di Cortina

 

[1] Caporetto (SLO) 46°14’49.5″N 13°35’03.3″E

[2] Villa dei Conti di Trento a Dolegnano (UD) 45°59’08.7″N 13°25’17.9″E

[3] Ponte della Delizia 45°57’54.3″N 12°53’56.2″E

[4] Il Tagliamento in prossimità della Pieve di Rosa (Camino al Tagliamento – UD) 45°55’08.3″N 12°55’05.0″E

[5] L’ex casello ferroviario di Casali Viotto (Precenicco – UD) 45°47’36.3″N 13°02’26.2″E

[6] L’ex casello ferroviario di Via Crosere 2, a Latisana (UD) 45°47’11.5″N 13°00’35.3″E

[7] Villa Mocenigo Biaggini Ivancich a San Michele al Tagliamento (VE) 45°46’31.1″N 12°59’31.1″E

[8] Il ponte sul Tagliamento tra Latisana (UD) e San Michele al Tagliamento (VE) 45°46’13.5″N 12°59’51.9″E

[9] Le Quattro Strade, Piazzale Osoppo a Latisana (UD) 45°46’42.2”N 12°59’45.9”E

[10] La Sunken Road di Fossalta di Piave (VE) 45°38’56.5″N 12°30’52.4″E

[11] La Sunken Road della Battaglia di Antietam, Sharpsburg, Maryland (USA) 39°28’14.6″N 77°44’19.5″W

[12] La Sunken Road della Battaglia di Fredericksburg, Virginia (USA) 38°17’34.1″N 77°28’08.8″W

[13] Chancellorsville, Virginia (USA) 38°18’40.2″N 77°39’00.3″W

[14] Venezia, dalla Statale 14 al passaggio sul Sile, a Portegrandi di Quarto D’Altino (VE) 45°33’29.1″N 12°26’40.1″E

[15] Pilot Town, Louisiana (USA). Piccola comunità non raggiungibile per via di terra, l’ultima sul Mississippi. Terra di barcaioli quindi, come quella di Torcello. Curiosamente, i bambini di Pilot Town vanno a scuola in barca alla cittadina più a monte, Venice! 29°10’47.3″N 89°15’24.0″W

[16] La Riviera del Brenta, Villa Pisani a Stra (VE) 45°24’28.1″N 12°00’47.1″E, Villa Foscari La Malcontenta presso Mira (VE) 45°26’13.1″N 12°12’08.6″E

[17] Villa Ca’ Erizzo a Bassano del Grappa (VI) 45°46’38.0″N 11°43’53.5″E

[18] Villa Manin Kechler a San Martino di Codroipo (UD) 45°55’11.7″N 12°59’31.3″E

[19] Villa Barbarigo de Asarta Kechler a Fraforeano di Ronchis (UD) 45°49’41.5″N 12°59’29.8″E

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