Il Valhalla Express su San Michele al Tagliamento e Latisana

b-17 bomb

Il Valhalla Express. Fortezze volanti B-17 in azione, senza vernice (foto 47th Bomb Wing)

11 novembre 1944 Latisana

Effetto dei bombardamenti del 1944 su San Michele al Tagliamento e Latisana (foto 47th Bomb Wing)

Il Valhalla Express su San Michele al Tagliamento e Latisana

 

‘… and over came the people of the wild, blue yonder.

‘They were still taking off from the fields where they lived on that green-grassed aircraft carrier that they called England, when we saw the first of them.

‘Shining, bright and beautiful, because they had scraped the invasion paint by then, or maybe they had not. My memory is not exact about this part.

‘Anyway, Daughter, you could see the line of them going back toward the east further than you could see. It was like a great train. They were high in the sky and never more beautiful. I told my S-2 that we should call them the Valhalla Express. Are you tired of it?’

‘No. I can see the Valhalla Express. We never saw it in such numbers. But we saw it. Many times.’

 ‘… ed ecco arrivare la gente dell’ignoto, azzurro spazio[1].

‘Ancora stavano decollando dai campi dove abitavano, su quella portaerei coperta d’erba verde chiamata Inghilterra, quando abbiamo visto il primo.

‘Risplendenti, lucidi e magnifici, perché all’epoca la vernice da invasione gliel’avevano raschiata via, o forse no. Su questo non ho un ricordo preciso.

‘A ogni modo, Daughter, si potevano vedere le loro formazioni estendersi indietro verso est a perdita d’occhio. Era come un gran treno. Erano alti nel cielo e magnifici oltre ogni dire. Io dissi al mio Esse2[2] che potevamo chiamarlo il Valhalla[3] Express. Ti annoia?’

‘No. Posso vederlo il Valhalla Express. Mai con così tanti vagoni, ma l’abbiamo visto. Molte volte.’ (Traduzione di P.A. Pozzi)

Siamo al capitolo 29 del romanzo Across the River and Into the Trees, di Hemingway, magistrale per la scrittura di guerra, e avete letto una parte del dialogo in una camera dell’Hotel Gritti di Venezia tra i protagonisti, il colonnello Cantwell e la contessa Renata. In questo brano è evidente più che altrove la principale personalità di Renata, quella cioè di Adriana Ivancich, che ha ben incise nella memoria le incursioni dei bombardieri alleati[4] sui ponti tra San Michele al Tagliamento e Latisana. San Michele fu distrutta completamente, Latisana al 75%. Anche la casa di Adriana, la villa Mocenigo Ivancich di San Michele, fu rasa al suolo. I ponti furono solo danneggiati.

A buon motivo Hemingway battezzò Valhalla Express il lunghissimo convoglio aereo che bombardò a tappeto le linee naziste in preparazione dell’invasione del territorio nazionale tedesco: fu la cruentissima occasione per spedire innumerevoli combattenti al palazzo di Odino… Il nome è tragicamente inadatto per la versione allestita contro gli obiettivi bellici in Italia, dato che le vittime furono quasi esclusivamente civili, vecchi, donne e bambini.

Di quei bombardamenti Adriana ci offre un ricordo diretto al capitolo 12 – Black Horse del suo libro di memorie La Torre Bianca:

(…) E ripensai a quella notte, a San Michele.

Svegliata da alte grida mi ero affacciata alla finestra ed ero rimasta a guardare incantata le grandi, silenziose luci che scendevano lente dal cielo a illuminare un paesaggio di fiaba. Poi un altro grido: ‘Scendi subito! Gli aerei… bombardano…’ ed ero corsa giù per le quattro rampe di scale, giusto in tempo per arrivare a pianterreno al sibilo e boato della prima bomba, piuttosto lontana.

Poi un altro sibilo e un altro boato, più vicini. Ed altri ancora, e le forti mura della casa tremarono e alcuni vetri tintinnarono e si infransero, si udì lo scricchiolare e lo spezzarsi dei rami delle vecchie querce.

Nella sala, costantemente illuminata dalle forti luci lanciate dagli aerei in picchiata per meglio individuare il ponte sul Tagliamento, c’erano solo donne. Unico maschio Jackie, che a quel tempo aveva dieci anni. Tutte pregavano. La Gigia snocciolava un rosario inginocchiata a terra e, forse ricordando la prima volta che, giovane contadina, era entrata in quella casa, rivolgeva a noi bambini sguardi amorevoli. Pina, la cuoca della zia, da sotto il grande tavolo guardava verso la sua padrona piagnucolando: ‘Contessa mia aiuto! Vergine Santa aiuto!’ Le sue litanie furono interrotte da un urlo di Linda, la guardarobiera: ‘No, no!’. Infilandosi il rosario al collo come fosse una collana: ‘Io non sto qui ad aspettare d’essere sepolta viva!’ aveva gridato ed era corsa fuori. Il suo corpo fu ritrovato sotto il grande castagno, colpito da uno spezzone.

Un altro episodio, dal capitolo 21 – Attesa, riguarda il fratello Gianfranco, appena dimesso dall’ospedale di Venezia dove gli avevano curato una ferita riportata nella guerra in Africa con Rommel:

Queste fughe notturne non passarono inosservate e appena possibile fu dimesso dall’ospedale. Accompagnò mio padre a San Michele proprio in uno dei giorni in cui ci fu un bombardamento a tappeto. Scapparono in bicicletta, giusto in tempo. A un certo momento Gianfranco saltò giù dalla bicicletta, si gettò in un fosso, pancia a terra, braccia incrociate sopra la nuca. Giusto in tempo. Mio padre lo riportò a Venezia, vivo, con 36 schegge nella schiena e 7 in testa.

Non è difficile trovare altre testimonianze, per esempio nel volume di Enrico Fantin Vicende belliche nel Latisanese, che riporta quel che scriveva nel suo diario il parroco di Latisana, mons. Riccardo Barbina:

14 maggio 1944

Alle ore 22.30, su Latisana, numerosi razzi con luce vivissima.

Cominciano i bombardamenti, intermittenti, fino alle 23.45.

Sono sorpreso in casa, solo con le domestiche, senza riparo. Si prega e si trema. Un morto per paralisi cardiaca. Diverse case distrutte. Qualche piccolo incendio. Il ponte ferroviario, mira dei bombardamenti, leggermente colpito. A S. Michele al Tagliamento, parecchi morti. È l’inizio, e l’allarme è vivissimo. L’indomani ci dovrebbe essere la prima rogazione. Ma quest’anno non si fanno sia per il panico generale, e sia perché qua e là ci sono delle bombe inesplose ed il percorso sarebbe pericoloso.

Tosto comincia lo sfollamento, da parte delle famiglie più agiate in previsione di guai maggiori.

 19 maggio 1944

Continua, ciononostante, la preparazione dei bimbi alla prima comunione; che è fissata per domenica prossima 21 maggio. Ma, purtroppo, non si potrà fare. Il 19 maggio, venerdì dopo l’Ascensione, sto preparando i ricordi per i bambini. Quando suona l’allarme. Passano pochi istanti che si sente il rombo cupo dei bombardieri pesanti.

I due cappellani scappano in bicicletta, e fanno appena in tempo a gettarsi in un fosso fuori dell’abitato, salvi per miracolo dalle bombe che cadono vicine. Le domestiche si rifugiano di corsa nel campanile. Io resto solo bloccato in casa. Sono in ginocchio nel sottoscala.

Alle 10.55 cominciano gli schianti infernali. Sussulta il terreno, s’infrangono i vetri, suona da sé il campanello, cadono calcinacci, si scardinano porte e finestre. Tre minuti soli: spaventosi, apocalittici. Poi esco, sconvolto, esco a vedere le rovine. Quale immane catastrofe.

Diversi epicentri del disastro.

Piazza Osof e adiacenze (…). I morti, nelle strade, massacrati, specie nelle vie Vittorio, Egregis Gaspari (…)

A tanto dolore possiamo oggi accostare qualcosa di curioso e divertente. A chi si è un poco interessato alla storia di Ernest e Adriana, non può sfuggire la coincidenza: le Quattro Strade (piazza Osof/piazzale Osoppo) e due dei rami di quel crocevia (via Vittorio Veneto e via Egregis Gaspari) sono tra gli epicentri del bombardamento del 19 maggio 1944, così come la villa Mocenigo Ivancich, i due punti focali della vicenda d’amore tra Ernest Hemingway e Adriana Ivancich, a Latisana e a San Michele al Tagliamento. Tenete ora presente quella via Egregis Gaspari. Al capitolo 45, l’ultimo, di Across the River and Into the Trees si legge:

They were on the old road that he knew so well (…)

Erano sulla vecchia strada che conosceva tanto bene (…)

Dal libro non risulta alcun motivo per cui il colonnello Cantwell dovesse conoscere quella strada. Ma Ernest la conosce molto bene. Si tratta della provinciale 7 che portò lui, che arrivava in Buick da Fraforeano di Ronchis, a incontrare Adriana alle Quattro Strade, e gli cambiò la vita. Proprio la via Egregis Gaspari di Latisana. Nel romanzo ora il colonnello la percorre al contrario, sempre su una Buick, per morire al quarto colpo d’infarto accanto al ritratto di Renata/Adriana. Poi l’autista Jackson, con a bordo il suo colonnello morto, invertirà la marcia, facing south toward the road juncture that would put him on the highway that led to Trieste (fronte a sud verso il crocevia che l’avrebbe messo sulla statale che portava a Trieste). Verso le Quattro Strade, ancora e sempre.

* * *

Piccola bibliografia

Fantin, Enrico, Vicende belliche nel Latisanese. Dai saccheggi napoleonici alla seconda guerra mondiale, Ed. La Bassa, Latisana 1994.

Hemingway, Ernest, Across the River and Into the Trees, Arrow Books, Random House, London 1994.

Ivancich, Adriana, La torre bianca, Mondadori, Milano 1980.

[1] Wild blue yonder, titolo dell’inno dell’aviazione militare americana (USAF), di cui questi sono i primi due versi: Off we go into the wild blue yonder, Climbing high, into the sun, …

[2] Ufficiale addetto alle informazioni.

[3] Nella mitologia nordica, il palazzo dove Odino accoglieva le anime degli eroi uccisi in battaglia.

[4] 61 incursioni, secondo le versioni più diffuse.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *