AMEG III

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Ettore Sottsass e Fernanda Pivano

AMEG III

Ad Maiorem Ernesti Gloriam, III

Appunti sul libro Io e Ernest. Pivano – Hemingway sul filo di un amore, di Guido Guerrera (Minerva, Argelato 2017).

Osservazioni in generale

. Questo è il terzo articolo di appunti su nuove pubblicazioni che abbiano per argomento la biografia e le opere di Ernest Hemingway. Trovate il primo, sul lavoro di Richard Owen Hemingway e l’Italia, nel mio blog Il volo della pispola, all’indirizzo

https://ilvolodellapispola.wordpress.com/2017/07/21/ernest-hemingway-4/

Il secondo, sul volume di Andrea di Robilant Autunno a Venezia – Hemingway e l’ultima musa, lo trovate all’indirizzo

https://ilvolodellapispola.wordpress.com/2018/04/28/ernest-hemingway-7/

. Ho conosciuto Guido Guerrera nel 2011, al 13° Coloquio Internacional Ernest Hemingway dell’Avana, dove entrambi eravamo relatori. Mi si presentò come “amico, studioso ed estimatore di Fernanda Pivano”, della quale stava scrivendo una biografia. Il mio punto di vista sulla Pivano era ed è radicalmente diverso dal suo, e glielo dissi francamente. Guerrera osservò che avevo “un ego gigantesco”, whatever that means.

. Io e Ernest è evidentemente il frutto del lavoro cui Guerrera accennava nel 2011, ed è definito “storia di un’amicizia che fu quasi amore”. Non si tratta di una biografia o di un saggio, dal momento che non ci sono note, né tantomeno una bibliografia di riferimento. Forse la si potrebbe definire una fantabiografia, ma l’autore è presentato in aletta posteriore con le parole della stessa Fernanda Pivano come «uno dei massimi esperti della vita e delle opere di Ernest Hemingway in Italia»; viene anche ricordata la sua costante e attiva presenza al biennale convegno di Cuba “in cui si riuniscono i massimi studiosi mondiali del grande scrittore americano”, e così il lettore è indotto a prendere il testo per oro colato. Scrivere recensioni non è il mio mestiere, però, avendo acquistato un libro che immaginavo rientrare nella mia sfera di studio, e avendolo letto attentamente, mi sembra opportuno rendere disponibili i miei appunti agli interessati.

. Lascio ad altri giudicare il valore del libro, dove comunque la sensibilità di Fernanda Pivano ai pensieri e ai sentimenti di Ernest è largamente immaginata. L’immaginazione è presente in tutto il libro, assieme all’estesissimo prestito da biografie note, rimescolato e alterato a uso di un inventato racconto in prima persona di Fernanda ed Ernest.

. Fernanda viene ringiovanita di dodici anni, forse per metterla in concorrenza con l’Adriana Ivancich realmente amata da Hemingway, ed è la “signorina Pivano” anche quando è sposata con Ettore Sottsass, che non compare mai e che invece è sempre stato presente agli incontri tra Ernest e Fernanda, essendo autore della quasi totalità delle fotografie che li ritraggono, assenti nel libro. Nella foto di copertina Ettore è stato tagliato e sottratto allo sguardo di Fernanda, sostituito da un Ernest in altre faccende affaccendato.

. Gli appunti sono trascritti in ordine di lettura, potrebbero essere smentiti da fonti a me sconosciute e riguardano osservazioni, discrepanze e a volte particolari minimi come i refusi.

Piero Ambrogio Pozzi

* * *

Io e Ernest

Pag. 10

“Era una incantevole giornata di settembre e io con i miei vent’anni la facevo ancora più bella.”

Nel settembre del 1949, epoca della prima visita a Venezia, Fernanda Pivano aveva 32 anni.

Pag. 12

“«Tell me about the Nazi», mi aveva subito sparato in faccia prima che mi riprendessi dall’emozione che mi faceva tremare le gambe e la voce. Non riusciva a dimenticare l’orribile impressione che gli aveva procurato, molto tempo prima, il nostro tirannello locale e comunque mostrava orrore per ogni forma di dispotismo.”

Non mi pare da Pivano definire il Duce “tirannello locale”. Ricordiamo che era stata iscritta con incarichi operativi al GUF (Gruppo Universitario Fascista, che Pivano scriveva GVF, con la V di DVX) e che alla fine della guerra aveva nascosto ai partigiani Ettore Sottsass, tenente della Divisione alpina Monterosa, inquadrata nell’esercito della RSI. Lo racconta lo stesso Sottsass nel suo Scritto di notte.

Pag. 13

“Qualcuno gli aveva detto che avevo avuto dei guai a causa del suo romanzo bandito dalle librerie durante il regime, e che per le mie idee ero stata portata via dai soldati.”

Il romanzo di Ernest Addio alle armi non era stato bandito dalle librerie perché non era stato ancora stampato né tradotto. La traduzione di Fernanda Pivano sarebbe apparsa soltanto nel 1949, preceduta nel 1945 dalla traduzione di Bruno Fonzi pubblicata abusivamente dalla Jandi Sapi di Roma, e nel 1946 da quella di Dante Isella, Giansiro Ferrata e Puccio Russo stampata dalla Ghilda del Libro a Lugano e da Mondadori in Italia. Pivano non è mai stata portata via dai soldati, ma si era presentata spontaneamente alla Gestapo, presso l’Albergo Nazionale di Torino, per scagionare con successo il fratello fermato per accertamenti. Lo racconta la stessa Pivano in Leggende americane.

Pag. 13

“Stava stappando la riserva speciale di un Amarone, vino che Papa amava moltissimo.”

Non mi è mai capitato di incontrare un Amarone, vino importante e strutturato, nelle esplicite preferenze di Ernest. In Across the River il colonnello Cantwell, suo alter ego, ama il semplice Valpolicella in fiasco, vino umile di pronta beva: “I believe that the Valpolicella is better when it is newer. It is not a grand vin and bottling it and putting years on it only adds sediment.” (Across the River and Into the Trees, cap. 12)

Pag. 17

“A vent’anni come avrei potuto esserne meno fiera?”

Aveva 32 anni.

Pag. 18

“Salimmo le gradinate del ponte dei Sospiri e facemmo un lungo giro tra i vicoli…”

Il ponte dei Sospiri ha qualche scalino e collega ambienti chiusi, il Palazzo Ducale e le Prigioni Nuove. Che c’entra?

Pag. 18

“Non avrei potuto sbagliarmi: entrando nel caffè di Cipriani, una ragazza che poteva avere più o meno la mia età, lo trafisse con uno di quei lunghi sguardi da diva del cinema dell’epoca e accavallò generosamente e senza apparente motivo le interminabili gambe. Notai che Ernest le stava andando incontro con espressione estasiata e con quel sorriso vagamente ebete comune a tutti gli uomini «fall in love».”

Una frase, riferita ad Adriana Ivancich, esageratamente perfida anche per la Pivano. Adriana aveva comunque 13 anni meno di Fernanda. L’inglese è sbagliato.

Di seguito, alle pagine 19 e 20, una descrizione di Adriana che trovo francamente disgustosa. Capisco che la sua eroina sia Fernanda, ma che male ha mai fatto Adriana a Guerrera? Cito da pag. 20: “Emanava segni d’intelligenza? Ecco, su questo punto il mio naso fiutava a più non posso come un cane da tartufi abituato a un profumo preciso, ma costretto a lanciare al suo padrone sguardi desolati dopo aver scavato inutilmente”. Secondo Guerrera Adriana era totalmente scema.

Pag. 20

“Uno dei ragazzi, quello appiccicato come un francobollo senza più colla a quella giovane donna così attraente e tanto indifferente tranne che a se stessa, era il fratello di Adriana, l’unico che conoscesse già Ernest. «Come va, Gianfranco?», gli chiese in italiano Papa stringendogli con vigore la mano. «Ricorda a tuo padre che domattina alle quattro in punto lo aspetto sul molo da dove una barca ci porterà a Torcello.”

Gaffe colossale, e Guerrera la fa fare a Fernanda Pivano. Il papà di Gianfranco e Adriana era stato assassinato quattro anni prima da pseudo partigiani.

Pag. 21

“Quando ci alzammo tra un gran rumore di sedie e il tintinnare dei numerosi bicchieri pericolosamente ondeggianti sul tavolo, attratto nell’orbita della irresistibile mole di Papa, Adriana lo baciò sfacciatamente sulla bocca.”

Guerrera fa parlare Fernanda, ma di Adriana non ha capito niente.

Pag. 25

“Quella stessa notte lessi il romanzo che trovai bellissimo.”

Guerrera si deve confrontare con Andrea di Robilant, che nel suo Autunno a Venezia scrive: “Hemingway l’aveva invitata poi a salire in camera e le aveva consegnato il dattiloscritto completo, intimandole di non abbandonare la stanza senza prima averlo letto per intero. La Pivano finì all’alba, esausta, e cercò in tutti i modi di non far vedere il suo disappunto. La storia del colonnello Cantwell e della sua ragazza, così palesemente ispirata ad Adriana, proprio non la convinceva.”

La mia opinione è ancora diversa. Non so immaginare cosa Pivano abbia potuto afferrare nella lettura di quella notte, nella lingua che non conosceva a sufficienza da ricavarne una traduzione decente. È una affermazione pesante ma l’ho abbondantemente provata altrove, per esempio nella mia relazione per Hemingway and Italy, riportata in bibliografia.

Pag. 25

“Era furioso e scrisse subito al graduato che in qualche modo gli aveva fatto da modello per la storia, senza che l’interessato neppure lo immaginasse.”

Immagino che il modello fosse il generale Lanham. I “graduati” sono caporali e simili, di grado inferiore ai sottufficiali.

Pag. 25

“… grazie a un amico tipografo che possedeva uno dei primissimi toner Xerox, una fotocopia alla redazione del giornale…”

La Xerox è nata nel 1958, come Haloid Xerox. La prima fotocopiatrice xerografica, la 914, è del 1959. La diffusione in Italia è successiva.

Pag. 42

“Sarei una sciocca se non riuscissi ad ammettere che me ne ero un po’ innamorata, e tradirei la verità se tacessi come per il suo crescente interesse nei miei riguardi arrivò a dichiarare i suoi sentimenti con serie proposte di matrimonio.”

A furia di ripetere la balla di Hemingway che voleva sposare la Pivano, qualcuno finirà per crederci.

Pag. 45

“Credo che non esista al mondo una elegia del mare, delle sue insidie e dell’avventura dell’uomo in quell’elemento che superi la grandezza di quelle pagine, se escludiamo l’Odissea che è un poema e non un romanzo breve.”

Sono più o meno le parole usate da Bernard Berenson a commento di The Old Man and the Sea. Valeva la pena di citarlo.

Pag. 46

“Volle sapere tutto e mi annunciò che mi sarei occupata della traduzione di Di là dal fiume e tra gli alberi, ma sottolineò ancora una volta che per la pubblicazione in Italia avremmo dovuto aspettare un po’ per evitare di danneggiare involontariamente una persona cui lui voleva bene. La persona era la stessa che da qualche mese aveva messo radici alla Finca, la bella ventenne veneziana, di cui Ernest si era invaghito e che aveva finito per considerare la sua musa ispiratrice.”

Pivano andò in visita alla Finca nel 1956, quindi Adriana Ivancich non era più presente da ben cinque anni. Adriana era davvero la musa ispiratrice, non lo era diventata per ottusa autoconvinzione di Hemingway.

Pag. 46

“Insomma, la storia romantica del colonnello Caldwell e di Renata…”

Refuso per “Cantwell”.

Pag. 47

“Arrivammo alla Finca Vigia a bordo della Buick guidata da René Villareal, il factotum di casa.”

Refusi per “Vigía” e “Villarreal”.

Pag. 56

“Lo ammiravo come si ammira un dio di bronzo, simile al busto che un bravo artista cubano aveva scolpito per sistemarlo in un angolo del caffè La Florida…”

Pare che quel busto sia stato posato nel 2003.

Pag. 59

“Mancava una settimana alla mia partenza per l’Italia…”

L’autore fa citare a Fernanda una teoria di personaggi celebri che avrebbe incontrato alla Finca, lasciando intendere un lungo soggiorno. Cita ancora Adriana, che c’era stata cinque anni prima, cita Marlene Dietrich… Mary Welsh, nel suo How it Was, non fa parola di una permanenza di Fernanda Pivano, tantomeno lunga. Ci sono pochissime foto della visita di Pivano, tutte relative alla stessa giornata, tutte opera dell’onnipresente Sottsass che in una lunga permanenza ne avrebbe scattate decine, come faceva di solito. Osservate questa:

Hemingway e Pivano alla Finca

È una evidente posa per Sottsass. Ernest è abbigliato come chi è stato sorpreso da una visita imprevista: non avrebbe mai ricevuto una persona di riguardo praticamente in mutande. Fernanda ha la borsetta, come se fosse appena arrivata o sul punto di andarsene, o tutt’e due.

Pag. 60

“La stessa sensazione di stravolgimento che aveva rimescolato i sensi al giovane Ernest, la volta che durante la traversata sull’Île de France era rimasto abbagliato da quella creatura da sogno.”

L’episodio del primo incontro tra Ernest Hemingway e Marlene Dietrich è noto, e mal copiato da qualche biografia. Era il 1934, e la nave non era l’Île de France, ma il transatlantico Paris. Un incontro che servirà da spunto all’incipit del capitolo 13 di Across the River, ma questo Fernanda, traducendolo, non l’ha mai capito.

Pag. 63

“Dopo la visita di Marlene Dietrich che portò una ventata di esotismo e di novità alla Finca, apparve Adriana Ivancich accompagnata da suo fratello Gianfranco.”

Dopo il 1951, Adriana non apparve mai più alla Finca. Del tutto fuori luogo i commenti fatti esprimere a Fernanda alla pag. 64 seguente, contro la presenza a casa di Ernest nel 1956 “dell’alito dolciastro della nobiltà, che sa di cioccolatini andati a male, di troppo profumo per nascondere il vago lezzo di ammuffito. I modi affettati, le ‘erre mosce’, il finto filantropismo possono procurarmi seri problemi d’orticaria.”

Pag. 63

“Bella come un cavallo o un proiettile sparato.”

Evidente citazione dalla traduzione errata di Fernanda Pivano dell’incipit del capitolo 13 di Across the River, che Pivano immagina relativo a Renata e che recita nell’originale: “She looks as lovely as a good horse or as a racing shell”. Peccato che sia invece riferito alla gondola veneziana che il colonnello Cantwell sta contemplando, col significato “È bella come un buon cavallo o come una barca da corsa”. Enzo Biagi, nell’articolo sul Corriere della Sera per la vigilia di Natale del 1998, prese lo stesso abbaglio.

Pagg. 64 e seguenti

Guerrera scrive pagine arbitrarie che mescolano Ernest, Fernanda, Mary e Adriana seduttrice, con perfino la citazione di una poesia di Adriana – vera – per gli scopi, ripeto, arbitrari, dell’autore.

Pagg. 69 e seguenti

Guerrera cannibalizza La Torre Bianca di Adriana per far raccontare da Ernest a Fernanda il suo primo incontro con Adriana.

Pag. 72

“Il jet compì una virata ampia, elegante, con la punta rivolta verso l’alto…”

Nel 1956 Pan Am operava sui voli transatlantici con aerei a elica DC-6 e DC-7.

Pagg. 75 e seguenti

Ernest racconta a Fernanda la storia della sua vita sentimentale, da Agnes von Kurowski a Hadley Richardson, Pauline Pfeiffer, Jane Mason, Martha Gellhorn e la prostituta Leopoldina. Non l’ha mai fatto.

Pag. 87

Mi sembra di vederti alle prese con la tua bilancina di precisione e i percussori marca Fiocchi, …”

Sono capsule o inneschi, non percussori.

* * *

Bibliografia

Hemingway, Ernest, Across the River and Into the Trees, Arrow Books, Random House, London 1994.

Hemingway, Ernest, Selected Letters 1917-1961, Edited by Carlos Baker, Panther Books, London 1985.

Ivancich, Adriana, La torre bianca, Mondadori, Milano 1980.

Pivano, Fernanda, Leggende Americane, Bompiani, Milano 2011.

Pozzi, Piero Ambrogio, Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, Comune di San Michele al Tagliamento 2016.

Pozzi, Piero Ambrogio, The Italian Translation of Across the River: Will It Ever Reach the Juncture?, in Hemingway and Italy – Twenty-First-Century Perspectives, edited by Mark Cirino and Mark P. Ott, University Press of Florida, Gainesville, Florida 2017.

Sottsass, Ettore, Scritto di notte, Adelphi, Milano 2010.

Welsh Hemingway, Mary, How It Was, Alfred A. Knopf, New York 1976.

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