AMEG II

Ernest e Mary sul Morosini 6.6.1954

AMEG II

Ad Maiorem Ernesti Gloriam, II

Appunti sulla biografia Autunno a Venezia, Hemingway e l’ultima musa, di Andrea di Robilant (Corbaccio, Milano 2018).

Osservazioni in generale

. Questo è il secondo articolo di appunti su nuove pubblicazioni che abbiano per argomento la biografia e le opere di Ernest Hemingway. Trovate il primo, sul libro di Richard Owen Hemingway e l’Italia, nel mio blog Il volo della pispola, all’indirizzo

https://ilvolodellapispola.wordpress.com/2017/07/21/ernest-hemingway-4/

. Autunno a Venezia è molto più dettagliato e definito della biografia di Owen, dal momento che non si limita, come apparirebbe dal titolo, al rapporto tra Ernest Hemingway e Adriana Ivancich, ma esplora la circostante galassia Hemingway attingendo dalle innumerevoli biografie apparse nel tempo, come e più del lavoro di Owen. Inoltre si avvale di una ricerca sulle raccolte epistolari negli archivi sparsi tra Stati Uniti e Italia, e si giova dell’arte del pettegolezzo generalmente bene informato, tradizionale nell’alta società, per rendere accattivante e fluido il racconto, spesso aggiungendo passaggi al confine tra il vero e il verosimile. L’uso che di Robilant fa di quest’arte è talvolta malizioso.

. Diversamente da Owen, che per primo ha radunato le informazioni relative all’Hemingway italiano senza aggiungere nulla di nuovo, di Robilant si è impegnato a cercare e trovare molti particolari inediti, utilizzandoli da scrittore per consegnarci un libro di piacevole lettura. Viene da chiedersi dove abbia preso una tale dovizia di dettagli: molti non li poteva conoscere, dal momento che non era presente. Si può accettare, perché di Robilant ha l’accortezza di non definire il suo lavoro un saggio. Ma nemmeno lo definisce un romanzo. Rimane dunque una ambiguità di fondo.

. Una pecca del lavoro di Andrea di Robilant sta nel considerare le biografie (penso per esempio ai saggi di Carlos Baker e alle memorie di René Villarreal) come attendibili, mentre non sempre lo sono. Ma soprattutto di Robilant non prende in considerazione l’espressione letteraria del sentimento di Ernest per Adriana, autentica e diffusa in Across the River and Into the Trees, in The Old Man and the Sea e in una significativa e obliata poesia che Ernest ha scritto per il 21° compleanno di Adriana, tradotta atrocemente per Mondadori. Considero questa carenza una curiosa combinazione, perché così Autunno a Venezia risulta complementare ai miei lavori, che di quella espressione letteraria si occupano. Mi riferisco per esempio all’e-book Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana e all’articolo La traduzione italiana di Lines to a Girl 5 Days After Her 21st Birthday, che potete trovare all’indirizzo

https://ilvolodellapispola.wordpress.com/2017/04/12/ernest-hemingway-2/

La fonte prima di informazioni sulla storia di Ernest e Adriana è nelle opere scritte da Ernest e Adriana, a disposizione di tutti, ma inspiegabilmente a nessuno è mai venuto in mente di leggerle e confrontarle con metodo, prima di me, e nemmeno a Owen e di Robilant, dopo di me. C’è parecchio da scoprire, per esempio che l’autunno di Ernest passato a Venezia e accanto ad Adriana fu prodigo di nuovi sentimenti e di fervida ispirazione per la sua arte; una vera trasfigurazione. Ciò che non trasmettono il titolo, Autunno a Venezia, complice anche l’automatica, involontaria e fuorviante associazione con Morte a Venezia di Thomas Mann, né la foto di copertina, con un Ernest invecchiato in posa, post-veneziano, né il testo. Venezia e Adriana sono state trasfigurazione, nuova vita. Declino e malinconia sono venuti dopo.

. Non sono d’accordo con la rappresentazione quasi agiografica della figura di Fernanda Pivano traduttrice che, come il traduttore delle poesie, sugli ultimi libri di Ernest ha fatto solo danni. Della Pivano persona ricordo il perfido necrologio sul Corriere della Sera per Adriana Ivancich – probabilmente non noto a di Robilant – rivelatore della non sincera amicizia di Fernanda per Ernest, se mai amicizia c’è stata. Il testo del necrologio era stato ricavato da precedenti scritti su Adriana, come quello citato da di Robilant all’inizio della pag. 74. Nanda non buttava via niente.

. Criticabile l’impostazione grafica della copertina.

. Gli appunti sono ordinati secondo la successione dei capitoli del libro, potrebbero essere smentiti da fonti a me sconosciute e riguardano osservazioni, discrepanze e a volte particolari minimi come i refusi. Spero comunque che possano essere utilmente considerati per le ristampe e le traduzioni di un libro interessante come Autunno a Venezia.

Piero Ambrogio Pozzi

* * *

Prologo

Pag. 9

“Viveva con il marito, il conte Rudolf von Rex…”

Da fonti familiari ho più spesso la grafia inglese “Rudolph”, Rudolph Karl Graf von Rex.

Pag. 9

“È sepolta in un piccolo cimitero vicino alla casa della mia famiglia. La lapide di marmo peperino riporta una scritta in stile gotico: «Adriana Gräfin von Rex». Sulla tomba, sempre ben tenuta, crescono piante mediterranee: edera, alloro, bosso, pitosforo e mirto.”

Il cimitero è quello di Porto Ercole al Monte Argentario, in provincia di Grosseto. Non è piccolo. Piccolo è il campo dove Adriana è sepolta, riservato agli stranieri. La lapide non è di marmo peperino ma di normale marmo bianco, coperto di leggere formazioni vegetali verdi. La scritta non è in stile gotico ma simile al lapidario romano e, sotto un monogramma di Cristo, recita:

ADRIANA GRÄFIN von REX

IVANCICH-BIAGGINI

4 gennaio 1930      24 marzo 1983

Tomba di Adriana

1 – Il molo dei Mille

Pag. 26

“Hemingway approfittò del breve soggiorno a Stresa per portare Mary in gita a Pallanza, un porticciolo pittoresco sulla riva opposta del lago.”

Dire “sulla riva opposta del lago” situerebbe Pallanza sulla riva lombarda, rispetto a quella piemontese di Stresa. Sarebbe meglio dire “sulla riva opposta del golfo Borromeo”.

2 – La via per Cortina

Pag. 32

“La Pivano, dopo aver curato nel 1944 la traduzione di Spoon River sotto la supervisione di Cesare Pavese, …”

La prima pubblicazione dell’Antologia di Spoon River è del 1943.

Pag. 33

“Ma l’accordo prevedeva che a firmarlo lo fosse il fratello maggiore, Franco Pivano.”

Refuso per il “lo” di troppo.

Pag. 36

“Il Vate era stato un eroe di gioventù di Ernest: Il fuoco, romanzo ispirato alla grande passione per Eleonora Duse, era uno dei suoi libri preferiti.”

Manca nel testo qualsiasi riferimento al Notturno di D’Annunzio, fondamentale per la scrittura di Across the River and Into the Trees.

3 – Venezia

Pag. 50

“In fondo al paese, la strada sterrata e molto stretta, piegava a sinistra e seguiva l’argine lungo la sponda sud del Piave.

Secondo la direzione media del corso del Piave, in diagonale sulla carta geografica, quella sarebbe la sponda sud-occidentale, ma si potrebbe semplicemente definire la “sponda destra del Piave”.

Pag. 51

“…non lontano da dove scrissero Mr Byron, Mr Browning (il poeta, non il produttore di armi) e Mr D’Annunzio (Gabriele), poeta, drammaturgo, romanziere ed eroe nonché uomo di merda…”

Se “uomo di merda” è il traducente di jerk, come si trova nell’originale di Across the River, il termine è un po’ eccessivo. Ma forse con Pivano Hemingway è stato più esplicito.

Pag. 53

“Ernest accampò la scusa di un improvviso raffreddore di Mary per declinare l’invio all’ultimo momento.”

Refuso per “invito”.

Pag. 58

“Il vecchio ponte era alla sua destra; a sinistra, più in alto, la grande ansa del fiume.”

Il ponte di barche (o di cassoni galleggianti) di Fossalta è stato costruito dalla famiglia Zamuner nel 1951, quindi all’epoca non c’era. In precedenza la famiglia gestiva un pontone per il traghetto, che prima ancora si faceva con barche. Un ponte vero non c’è mai stato.

Pag. 61

Cominciava a far buio quando lui e Carlo rifecero la strada verso la riserva dei Franchetti. A Latisana si fermarono per prendere Adriana Ivancich, un’amica di Nanuk anche lei invitata alla caccia in valle, la sua prima. Adriana li aspettava all’incrocio del paese. Era lì da ore, completamente bagnata dalla pioggia.”

Dal racconto di Adriana non risulta che facesse buio, aspettava da meno di due ore, la pioggia non era così forte e poteva ripararsi contro il muro di una casa all’angolo.

Pag. 63

“… a due passi da Santa Maria in Formosa.”

“In” sembra un refuso, non ci vuole.

4 – Villa Aprile

Pag. 77

“Sembrava «una fetta di fegato marcio» osservò Mary impietosamente, «sforacchiata con una calibro 7 da venti metri».”

Mary non si riferiva al calibro dell’arma (un calibro 7 praticamente non esiste) ma alla misura dei pallini da caccia. I pallini del 7 (#7 nel testo originale di Mary Welsh) hanno un diametro di 0,100” (2,54 mm) e sono adatti per fagiani e anatre minori. «… sforacchiata con pallini del 7 da venti metri». Vedi per esempio https://it.wikipedia.org/wiki/Pallini_da_caccia.

Pag. 78

Ernest e Mary. Mary col moretto veneziano. Da Harry's Bar o su un transatlantico francese, particolare

“Hemingway scelse come regalo per sua moglie un piccolo moro di ebano con diamanti e un rubino incastonati.”

Penso che si potrebbe definire il piccolo moro della foto con il suo nome, “moretto (veneziano)”, di tradizione simile a quello fiumano (di Fiume, ora in Croazia).

Pag. 79

“Ogni tanto [Ernest e Adriana] prendevano una gondola con il felze, la cabina coperta, alla stazione di Santa Maria del Giglio.”

Questi ripetuti episodi mi sembrano improbabili. È successo, una sola volta, in Across the River con Cantwell e Renata, e indubbiamente nella finzione quella gondola era provvista di felze, ma all’epoca le gondole pubbliche il felze non lo avevano più, e comunque nella realtà non credo che Adriana – allora minorenne – avrebbe mai accettato di salirvi. Adriana nella Torre Bianca dichiara di non essere mai andata in gondola con Ernest, e io le credo.

5 – Finca Vigía

Pag. 86

“In Italia si era disegnato da sé un gonfalone per non essere da meno dei suoi amici aristocratici. Il disegno era semplice: tre picchi di montagne sopra lo scudo di una tribù di indiani d’America. I tre picchi rappresentavano il Wyoming, il Montana e l’Idaho – i suoi stati preferiti – mentre lo scudo simboleggiava il suo presunto sangue cheyenne. Completavano il disegno tre linee orizzontali che ricordavano il rango di capitano, che si era meritato (a suo avviso) partecipando a due conflitti mondiali.”

Altrove, per esempio secondo Norberto Fuentes, i tre picchi sono riferiti ai Monts di Parigi, Montparnasse, Montmartre e Sainte Geneviève, ma anche alle tre colline della Finca, benché io non ricordi di averle viste. Lo scudo (che come tale avrebbe la punta in basso) sarebbe in realtà una punta di freccia della tribù Ojibway del Michigan, mentre al grado di capitano erano equiparati i corrispondenti di guerra che accompagnavano le truppe nella Seconda Guerra Mondiale (embedded reporters). Anche Martha Gellhorn e Mary Welsh avevano quel grado. In mancanza di un riscontro univoco sul significato dei simboli, sarebbe opportuno richiamare le varie ipotesi.

 Stemma della Finca

Pag. 88

“Altro ospite abituale era Juan Dunabeita, capitano della marina mercantile…”

Refuso per “Duñabeitia”.

Pag. 93

“Hemingway amava una frase di Rudyard Kipling: «Un uomo ha una sola verginità da perdere e là dove la perde il suo cuore rimarrà». E lui la sua «verginità» l’aveva persa a Fossalta di Piave nell’estate del ’18. Questo, più di ogni altra cosa, spiegava il suo attaccamento al Veneto.”

Secondo me Hemingway si riferiva alla verginità dello spirito, e quella l’aveva persa meno di un anno prima con Adriana.

Pag. 97

“Nel piazzale vicino all’ingresso della propietà ogni anno piantava le sue tende un piccolo circo equestre.”

Refuso per “proprietà”.

Pag. 102

“Cantwell, sofferente di cuore, si spegne lungo una stradina di campagna non lontano da Fossalta, dove lo stesso Hemingway aveva quasi perso la vita da ragazzo.”

Ho dimostrato nel mio Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana che Cantwell si spegne sulla strada che da Latisana porta a Codroipo. Aveva fatto svoltare a sinistra l’autista, alle Quattro Strade di Latisana, dalla statale che porta a Trieste. Quella è la strada che Cantwell/Hemingway “conosceva tanto bene”, dal momento che è la stessa, percorsa al contrario, che aveva portato Ernest al primo incontro con Adriana, e che idealmente aveva seguito il disertore tenente Frederic Henry in Addio alle armi.

 

6 – Al Ritz

Pag. 109

“I grandi olmi lungo gli Champs Elysées avevano perso le foglie…”

Erano e sono platani.

Pag. 119

“Gli Hemingway trascorsero la sera di Capodanno all’Hotel Savoy, sul lungomare di Nervi.”

Hotel Savoia Beeler, a circa 200 metri dal mare, in un parco. Non può essere sul lungomare, che a Nervi è occupato dalla ferrovia.

Pag. 121

“Dopo pranzo, mentre gli ospiti nella biblioteca bevevano il caffè, si udirono forti colpi di arma da fuoco. Nanuk, il suo amico Tiberto e Simba si divertivano a fare il tiro a segno contro una campana con fucili calibro 22.”

I colpi dei fucili calibro 22 non sono forti.

Pag. 122

“Vennero portati fuori altri fucili, incluso un pesante calibro 477 che il barone Raimondo aveva usato per cacciare elefanti in Africa orientale.”

Non ho trovato un calibro 477. Forse .476 o .577?

Pag. 125

“Le scrisse un biglietto di commiato molto lusinghiero dicendo di sapere e di capire quanto lei fosse diventata importante per Hemingway. Da quel momento Hotchner divenne un grande sostenitore di Adriana all’insaputa di Mary. Ernest fu molto contento di avere finalmente un alleato.”

Sicuramente in privato Hotchner fu alleato di Ernest, ma in pubblico tenne sempre le parti di Mary. Hotchner è sempre stato reticente sulla vera storia di Ernest e Adriana finché Mary era in vita, ma anche dopo non ha mai raccontato tutto quello che gli era noto, pur essendo la persona maggiormente informata. Immagino che i suoi interessi siano ancora legati al ramo americano della famiglia Hemingway, più che al ramo veneziano.

Pag. 128

“Certo, con i suoi modi esagerati e la sua propensione a raccontare frottole, Afdera era spesso esasperante; ma Hemingway le voleva bene lo stesso.”

Ne dubito. Come scrisse a Hotchner, “meglio essere di notte su un caccia senza altimetro e a corto di benzina che essere tirato in storie simili da donnette fuori di testa.”

Pag. 132

“Hemingway l’aveva invitata poi a salire in camera e le aveva consegnato il dattiloscritto completo, intimandole di non abbandonare la stanza senza prima averlo letto per intero. La Pivano finì all’alba, esausta, e cercò in tutti i modi di non far vedere il suo disappunto. La storia del colonnello Cantwell e della sua ragazza, così palesemente ispirata ad Adriana, proprio non la convinceva.”

Nonostante avesse avuto a disposizione il libro originale per quindici anni, prima di consegnare la traduzione, Pivano non ha mai capito che nella parte più scabrosa (capitoli 13 e 14 di Across the River) la storia non era ispirata ad Adriana. Non so immaginare cosa abbia potuto afferrare nella lettura di quella notte, nella lingua che non conosceva a sufficienza da ricavarne una traduzione decente. È una affermazione pesante ma l’ho abbondantemente provata altrove, per esempio nella mia relazione per Hemingway and Italy, riportata in bibliografia.

Pag. 141

“Dopo il «tutti a bordo», l’Île de France finalmente salpò…”

“Tutti a bordo” o “Visitatori a terra”?

7 – Una belva in agguato

 Pag. 142

“… e a sorpresa, il colonnello Charles Sweeney, soldato di ventura e vecchio amico di Ernest, che, assieme a Lanham, aveva ispirato la figura del colonnello Cantwell.”

Charles Sweeney era il nome del pilota dell’aereo che sganciò l’atomica su Nagasaki, mentre l’amico di Hemingway si chiamava Charles Sweeny.

Pag. 147

“Quell’espressione che ripeteva di continuo e che suonava come il ritornello di un vecchio rimbambito, «How do you like it now, gentlemen», era stata addirittura scelta come titolo dell’articolo.”

Si tratta di una espressione che si potrebbe anche definire colta, ripresa da un lavoro del secondo duca di Buckingham, George Villiers, e usata come codice d’intesa con Ernest anche da Marlene Dietrich, per esempio. Non credo che Ernest la usasse tanto frequentemente da apparire rimbambito.

Pag. 148

“Soffriva, in realtà, di un disturbo piuttosto comune: era la solita crisi di un uomo di mezza età innamorato di una ragazza molto più giovane di lui, e che però non voleva lasciare la moglie. Nulla di nuovo, dunque.”

Questa è una affermazione troppo banale e semplicistica. La passione non era stata scatenata solo dalla freschezza e dalla avvenenza di Adriana, ma soprattutto dall’incontro con i punti di vista sinceri e disinteressati di una ragazza di grande pulizia morale e intellettuale, innocente al limite dell’imprudenza. Poteva essere scatenata anche da una Adriana con qualche anno in più, secondo me.

Pag. 149

“La lettera era firmata «A.E. Hemingstein-Ivancich», un modo per lui di sottolineare la fusione ideale delle loro identità. Era completamente imbambolato.”

Anche questa affermazione è troppo superficiale. Hemingway non era un imbecille. In fondo Adriana gli ha fatto scrivere Across the River , The Old Man e quella famosa travisata poesia. Altro che imbambolato.

Pag. 160

“Adriana e sua madre salparono finalmente da Venezia a bordo della Luciano Manara, una motonave che trasportava passeggeri e merci…”

La Luciano Manara partì da Genova, con primo scalo a Napoli, come quattro anni più tardi avrebbe fatto la Francesco Morosini, un’altra motonave della Sidarma, che riportava a Cuba Ernest e Mary separandoli per sempre da Adriana.

8 – «Balliamo»

Pag. 171

“Verso sera passò la littorina per l’Avana, carica di braccianti che tornavano dalle piantagioni di canna da zucchero di Matanzas.”

Secondo il racconto di Adriana quel treno che sbuffava e sferragliava portava a Matanzas, non all’Avana, sulla linea di servizio per le piantagioni di canna da zucchero. Mi sembra arduo identificare quello scassato treno cubano senza porte con una littorina, una automotrice diesel esclusivamente italiana.

Pag. 176

Le avventure di René con Adriana mi sembrano troppo fantasiose. Figuriamoci se la madre Dora non se ne sarebbe accorta!

Pag. 180

“Finirono da Ciori, un locale a La Playa…”

Grafia errata per “Chori”. Adriana ne ha sbagliate parecchie, nella Torre Bianca.

Pag. 187

“Mary, Dora e Adriana sarebbero andate in aereo a Key West e da lì avrebbero preso la nuova Buick gialla di Pauline per arrivare a Gulfport, nel Mississippi, dai genitori di Mary.”

La Buick era di proprietà degli Hemingway, lasciata a Key West per qualsiasi evenienza.

9 – Idillio del mare

Pag. 191

“Robert Cantwell, l’amaro colonnello in Di là dal fiume, era morto per un colpo al cuore nella sua automobile su una strada sterrata nel Veneto.”

Era morto dopo quattro consecutivi e contati colpi al cuore. La strada era in Friuli, quella che da Latisana porta a Codroipo; non asfaltata all’epoca, ma non era una strada di campagna. “Strada secondaria”?

10 – Safari

Pag. 214

“Per i marlin giganti, invece, Hemingway suggeriva di spostare la troupe al largo della costa del Perù.”

Non mi risulta che fosse un suggerimento di Hemingway.

Pag. 218

Adamo faceva correre la Lancia come una scheggia su per i tornanti dei Pirenei. Viertel e il suo gruppo seguivano con difficoltà.”

I tornanti dei Pirenei? Da Saint-Jean-de-Luz a Irún?

Pag. 218

“Gianfranco, il più giovane del gruppo, ci teneva a correre con i tori ma siccome beveva fino a tardi senza tornare mai in albergo, finiva per addormentarsi sul marciapiede davanti al caffè e al mattino nessuno era in grado di svegliarlo. Solo il quarto giorno riuscì ad alzarsi in tempo e la corsa fu un’esperienza talmente entusiasmante che avrebbe voluto ci fosse una ricorrenza di San Fermín almeno ogni mese.”

È andata davvero così?

Pag. 240

“Il giorno dopo, Hemingway e Hotchner erano nella Lancia Aurelia con Adamo diretti a Milano. L’appuntamento con Adriana era a Nervi ai primi di giugno per un ultimo saluto prima della partenza per Cuba.”

Secondo Nancy Ann Doyle e Neal B. Houston l’incontro fu una sorpresa di Adriana.

Pag. 240

“…tanto che fu necessario un intervento delle forze dell’ordine per disperdere la folla.”

“Folla” è una parola grossa.

Pag. 241

“Hemingway gli raccontò in dettaglio del suo viaggio in Africa, della sua «moglie» Makamba.”

Refuso per “Wakamba”.

Pag. 242

“«Vuole solo farsi bello davanti alla nuova fidanzata» disse ad Adriana brontolando.”

Forse di Robilant intendeva “disse a Mary”.

Pag. 243

“Adriana intanto aspettava Ernest a Nervi.”

C’era anche Dora, la madre, con lei.

11 – La enfermedad

Pag. 250

“«Sono preoccupato per A.» si legge in un post scriptum, «vorrei tanto che tu mi dessi notizie: buone o cattive che siano »”

La frase non è in un post scriptum, ma nel corpo della lettera a Gianfranco Ivancich del 7 gennaio 1959.

Epilogo

Pag. 255

Rudolf > Rudolph?

Pag. 256

“Il 24 marzo 1983, Kai Rex trovò Adriana impiccata al ramo di un grosso ulivo della loro proprietà.”

Adriana morì la sera, all’ospedale di Orbetello.

Post scriptum

Pag. 257

“Il convegno si chiuse con un ottimo pranzo di pesce offerto dagli Ivancich a La Bella Venezia, un ristorante a Latisana raggiungibile a piedi dalla villa, che Hemingway conosceva bene.”

Il convegno si aprì il primo giorno, sabato 1° ottobre 2016, con il pranzo alla Bella Venezia e in altri locali di Latisana e San Michele al Tagliamento, che avevano un menu dedicato. Il pranzo alla Bella Venezia era a pagamento, offerto dagli Ivancich ad alcuni loro ospiti. Non si trattava dello stesso ristorante noto a Hemingway, che non esiste più e che si trovava in via Vendramin, di fronte alla canonica del Duomo di Latisana.

Pag. 258

“Prima di arrivare al parcheggio mi fermai al semaforo di un incrocio che per qualche ragione mi sembrava familiare. Capii che mi trovavo esattamente nel luogo dove nel novembre 1948 Adriana aveva aspettato a lungo sotto la pioggia che la Buick blu di Hemingway sbucasse dall’oscurità.”

La ragione, già scritta nel mio libro Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, l’avrei spiegata io al pubblico nella conferenza Ritorno a San Michele, quello stesso pomeriggio, presso il Municipio di San Michele al Tagliamento. Il testo della conferenza si trova nel mio blog, all’indirizzo https://ilvolodellapispola.wordpress.com/2017/05/31/conferenze-2/.

Non era novembre, ma il pomeriggio di venerdì 10 dicembre 1948. La Buick era azzurra.

Nota Bibliografica

Pag. 260

“Berenice Kert”.

Refuso per “Bernice”.

Pag.261

“…prima di me si sono cimentati tra gli altri Pier Ambrogio Pozzi, autore dell’ebook Il fiume, la laguna e l’isola lontana…”

Refuso per “Piero Ambrogio Pozzi”. Il titolo dell’ebook ha le maiuscole all’americana, per ricalcare il titolo originale proposto da Ernest ad Adriana per la sua raccolta di poesie: Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana.

Pag. 261

Hemingway’s Cuban Son (Kent State University Press, 1990), le memorie di René Villareal…”

Refuso per “Villarreal”.

Pag. 261

Papa: A Personal Memoir (Haughton Mifflin, 1976), il breve ritratto…”

Refuso per “Houghton”.

* * *

Bibliografia

DeFazio, Albert J. III, edited by, Dear Papa, Dear Hotch, The Correspondence of Ernest Hemingway and A.E. Hotchner, University of Missouri Press, Columbia, Missouri 2005.

Doyle, Nancy Ann, e Houston, Neal B., A Final Meeting with Adriana Ivancich at Nervi, in The Hemingway Review, Vol. VIII, No. 1, Fall, Ada, Ohio 1988.

Fuentes, Norberto, Hemingway en Cuba, Editorial Letras Cubanas, Ciudad de La Habana, 1984.

Hemingway, Ernest, Across the River and Into the Trees, Arrow Books, Random House, London 1994.

Hemingway, Ernest, Selected Letters 1917-1961, Edited by Carlos Baker, Panther Books, London 1985.

Ivancich, Adriana, La torre bianca, Mondadori, Milano 1980.

Pivano, Fernanda, Leggende Americane, Bompiani, Milano 2011.

Pozzi, Piero Ambrogio, Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, Comune di San Michele al Tagliamento 2016.

Pozzi, Piero Ambrogio, The Italian Translation of Across the River: Will It Ever Reach the Juncture?, in Hemingway and Italy – Twenty-First-Century Perspectives, edited by Mark Cirino and Mark P. Ott, University Press of Florida, Gainesville, Florida 2017.

Welsh Hemingway, Mary, How It Was, Alfred A. Knopf, New York 1976.