Dal Ponte della Delizia al mare: il Tagliamento di Hemingway

Basi lavoro Ernest e Adriana

Dal Ponte della Delizia al mare:

il Tagliamento di Hemingway

Ernest non era mai stato sul Ponte della Delizia[1], il Tagliamento non l’aveva mai visto, ma doveva aver sentito qualcosa in fondo all’anima, quando in Addio alle armi vi fece arrivare il tenente Frederic Henry, sbandato nella ritirata di Caporetto durante la Prima Guerra Mondiale. Trent’anni dopo quello sarebbe diventato il fiume della sua vita: sulla sponda sinistra, a Latisana, avrebbe incontrato Adriana Ivancich, il suo ultimo amore, quello vero; sulla sponda destra, a San Michele, avrebbe osservato le rovine della casa di Adriana, la villa Mocenigo-Ivancich di là dal fiume e tra gli alberi abbattuta dai bombardieri alleati che con più di 60 incursioni avevano tentato invano di distruggere i ponti sul Tagliamento. La distruzione di Latisana e, soprattutto, di San Michele, era invece riuscita molto bene. Le valli lagunari in prossimità di Caorle, tra la foce della Livenza e quella del Tagliamento[2], avrebbero visto la caccia alle anatre dove Ernest e Adriana iniziarono la loro intesa. Le grandi spiagge a sinistra della foce del Tagliamento avrebbero accolto l’insediamento a spirale di Lignano Pineta, nato negli anni ’50 del secolo scorso. Hemingway vi fu invitato in occasione della sua ultima visita in Italia, nel 1954, l’anno dell’ultimo incontro con Adriana, l’anno del Nobel; era reduce dal drammatico safari in cui, dopo un doppio incidente aereo, fu creduto morto. Era davvero malconcio, ma preferì andare da Adriana, piuttosto che all’ospedale…

1917. In quest’anno è situata la narrazione di Addio alle armi, romanzo uscito nel 1929 e basato sia sulle esperienze personali di Ernest, sia sulle notizie raccolte dallo scrittore nella sua prima vita da giornalista. Vi troviamo elementi della biografia di Ernest dell’anno successivo, il 1918, quando prestò servizio nei reparti di ambulanze dell’ARC (American Red Cross), e l’8 luglio restò ferito gravemente a Fossalta di Piave, quando la Seconda Battaglia del Piave – o Battaglia del Solstizio – era ormai finita.

La prima traduzione italiana, di Bruno Fonzi, apparve nel 1945 come edizione abusiva della Jandi-Sapi di Roma. La seconda, di Dante Isella, Giansiro Ferrata e Puccio Russo, nel 1946, per i tipi della Ghilda del Libro a Lugano e di Mondadori a Milano. La terza e più conosciuta, di Fernanda Pivano, nel 1949, sempre presso Mondadori.

Seguiamo Hemingway nei panni del tenente Frederic Henry. È la ritirata di Caporetto. Da un accantonamento immaginato presso la Villa dei Conti di Trento a Dolegnano[3], tra Udine e Gorizia, il tenente si dirige verso il Tagliamento, la prima linea di difesa nella pianura sulla strada di Venezia. Una marcia caotica, nella fiumana di sbandati e di reparti ancora in assetto di combattimento, ma privi di ordini precisi. Il primo incontro col Tagliamento avviene sull’attuale Statale 13 Pontebbana, al Ponte della Delizia, a quel tempo in legno, tra Codroipo a est e Valvasone a ovest. Il fiume era in piena e, all’estremità del ponte verso Casarsa e Pordenone, c’era un posto di blocco dei carabinieri, col compito principale di individuare gli ufficiali superiori che avevano abbandonato il proprio reparto, per fucilarli sul posto. Non è il caso del tenente, ma il suo accento americano può addirittura farlo scambiare per un infiltrato tedesco in uniforme italiana. Frederic fiuta l’imminente pericolo e ha la prontezza di gettarsi dal ponte nell’impetuosa corrente. Le fucilate dei carabinieri lo inseguono senza effetto. Ecco che il primo incontro col Tagliamento è con un fiume di salvezza, che resterà per Ernest un fiume di vita.

Non si sa da quanto tempo si è in un fiume quando la corrente si muove rapida. Sembra lungo e può essere molto corto. L’acqua di piena era fredda e passavano molte cose che erano state spazzate via dalle sponde quando il livello si era alzato. Ero fortunato ad avere un pesante tronco al quale aggrapparmi, e stavo disteso nell’acqua ghiaccia col mento appoggiato al legno, tenendomi con entrambe le mani come meglio potevo. (Addio alle armi, trad. P.A. Pozzi)

Quel tronco d’albero aiuterà il tenente a stare a galla senza stancarsi troppo, poi un salice sulla riva sinistra, con i suoi rami sottili e resistenti, gli fornirà l’appiglio per trascinarsi all’asciutto. Più o meno di fronte a San Vito al Tagliamento, cioè all’altezza della Pieve di Rosa[4]. Il tenente, che vuole raggiungere Mestre e poi Milano, si mette in cammino verso Latisana, dove all’epoca c’erano gli unici ponti prima del mare. Incrociando reparti in marcia, zoppica per fingersi ferito. Percorre le campagne di Camino al Tagliamento, Varmo e Ronchis. Il tenente racconta che quel giorno attraversò la pianura veneta. Era la pianura friulana, ma perdoniamo Hemingway, che ancora non conosceva il posto di persona. Segue verso sud il Tagliamento evitando i centri abitati e attraversando due improbabili strade ferrate (che avrebbero presupposto inesistenti ponti sul Tagliamento) per arrivare finalmente alla vera ferrovia Venezia-Trieste, tra una flag-station, verso Palazzolo dello Stella e Trieste, e un ponte, verso Latisana e Venezia. Cercando oggi sulle carte e sulle viste satellitari di Google una possibile flag-station, cioè una fermata a richiesta e non un passaggio a livello come nella traduzione corrente, l’attenzione si ferma sul casello di Casali Viotto[5], o sull’attuale edificio di Via Crosere 2, a Latisana[6]. Il tenente riesce a saltare su un treno militare, lento per la gran quantità di vagoni carichi di prezioso materiale bellico da sottrarre all’avanzata del nemico, e passa Latisana e il Tagliamento, verso Milano. Il passaggio, immaginato sulla carta geografica, non gli consente di notare la Villa Mocenigo di San Michele al Tagliamento, ancora intatta e all’epoca requisita per accogliere un ospedale militare.

1948. È l’anno della concreta conoscenza del fiume. La prima testimonianza di tale incontro è al terzo capitolo di Di là dal fiume e tra gli alberi [7].

Fecero una curva e attraversarono il Tagliamento su un ponte provvisorio. C’era verde lungo gli argini e c’erano uomini a pescare lungo la riva opposta, dove l’acqua correva profonda. Stavano riparando il ponte saltato in un ringhio di martelli pneumatici, e settecento metri più in là si vedevano gli edifici sfondati e le dipendenze di quella che una volta era una villa costruita dal Longhena, ora distrutta, là dove i bombardieri medi avevano sganciato il loro carico. (Trad. P.A. Pozzi)

La descrizione è dell’alter ego di Ernest, il cinquantenne colonnello di fanteria Richard Cantwell, in viaggio con l’autista sulla Buick Roadmaster d’ordinanza (sedan, berlina) verso Venezia, da Trieste dov’era di stanza, sulla Statale 14. È sottinteso che abbiano appena lasciato l’incrocio delle Quattro Strade, l’attuale Piazzale Osoppo di Latisana[8], là dove Ernest aveva incontrato per la prima volta e preso a bordo la donna della sua vita, la diciottenne Adriana Ivancich; quella volta su una Buick Roadmaster sua personale (convertible, cabriolet o decappottabile).

Il Tagliamento diventa protagonista al centro della movimentata vita di Ernest, tanto da essere ripetutamente sottinteso e citato nel titolo e nel testo del romanzo ispiratogli da Adriana, Di là dal fiume e tra gli alberi, scritto dopo sette anni di inaridimento della vena letteraria. Sette anni precisi, dall’entrata degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale, nel dicembre del 1941, all’incontro con Adriana, nel dicembre del 1948. Ernest sapeva essere preciso, e ce lo ricorda nel libro successivo, Il vecchio e il mare, sempre ispirato da Adriana, quando nell’incipit specifica che il vecchio pescatore Santiago, ancora un suo alter ego, inverosimilmente non catturava un pesce esattamente da 84 giorni! Sostituite i mesi ai giorni, ed ecco che sono certificati (84 : 12 = 7) i sette anni in cui Ernest scrittore non riusciva a catturare parole…

Ernest aveva passato il Tagliamento almeno un’altra volta, prima dell’incontro con Adriana venerdì 10 dicembre 1948, ma solo a partire da quel giorno avvenne la fusione nel pensiero e nella ispirazione dello scrittore tra le Quattro Strade di Latisana, il Tagliamento, la Villa Mocenigo-Ivancich di San Michele e la Valle di San Gaetano presso Caorle, una delle due ambientazioni principali, con Venezia, del romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi. Nel libro il fiume è citato tre volte, esplicitamente o in sottinteso:

(1) Nell’attraversamento all’inizio del capitolo 3, sulla strada per Venezia, da Latisana, descritto prima.

(2) Di ritorno dalla caccia, all’inizio del capitolo 45, nel passaggio sottinteso dalla Villa Mocenigo-Ivancich di San Michele[9] verso le Quattro Strade di Latisana e, nella prima intenzione, verso Trieste. Nel testo c’è una sovrapposizione, voluta dallo scrittore, tra la casa padronale del barone Alvarito (in realtà la casa padronale della tenuta Franchetti, a San Gaetano[10]) e la villa just above, appena a monte di Latisana, dove Alvarito è stato accompagnato (in realtà la Villa Mocenigo-Ivancich in regressione temporale, quando cioè ancora aveva i viali inghiaiati e le grandi cancellate, prima del secondo conflitto mondiale). La guerra è rimossa, per rimuoverne le sciagure e gli effetti, per l’ideale epilogo con la donna della sua vita, nella sua casa. Si tratta di un passo dalla costruzione alquanto complessa, ma Ernest voleva evitare riferimenti troppo espliciti alla realtà dei luoghi e dei sentimenti, come noterete anche al punto successivo.

(3) Sempre al capitolo 45, alle Quattro Strade. Invece di proseguire per Trieste, la Buick svolta a sinistra verso nord, verso Codroipo[11], risalendo il Tagliamento. È il momento in cui Ernest fa citare strumentalmente al colonnello Cantwell le ultime parole del generale confederato Stonewall Jackson:

‘Jackson,’ disse. ‘Lo sai cosa disse il generale Thomas J. Jackson in una certa occasione? In occasione della sua inopportuna morte. Una volta l’ho mandato a memoria. Naturalmente non rispondo della precisione. Ma così è stato riportato: “Ordinate ad A.P. Hill di prepararsi all’azione.” Poi alcune altre stronzate deliranti. E poi disse, “No, no, attraversiamo il fiume e andiamo a riposarci all’ombra degli alberi.”’ (Trad. P.A. Pozzi)

È una citazione di comodo, uno specchietto per i lettori-allodola, perché non leggano il messaggio per Adriana. Il fiume c’è davvero, è il Tagliamento, e di là dal fiume, tra gli alberi, c’è la villa di Renata (il personaggio ricalcato su Adriana), il riposo proibito. Il colonnello fa fermare l’auto, si trasferisce sul sedile posteriore della grande Buick, dove c’è il ritratto di Renata, e muore. Il trasferimento al sedile posteriore segue la citazione, gli fa raggiungere Renata in immagine e l’immaginata ombra degli alberi oltre il fiume. Il colonnello muore sulla vecchia strada che conosceva tanto bene. Nel romanzo non c’è alcuna spiegazione su quella precedente conoscenza, perché in realtà la conoscenza non è del colonnello, ma dell’autore: è la strada che Hemingway aveva fatto percorrere a piedi al tenente Frederic Henry in Addio alle armi, e che poi aveva percorso sulla sua Buick per andare a incontrare per la prima volta Adriana Ivancich, nel punto dove parte l’azione di Di là dal fiume e tra gli alberi. La storia del romanzo termina dov’è iniziata, come un ciclo di rinascita o reincarnazione dell’autore, che ancora giustifica quel nome di Renata. L’ultimo respiro del colonnello è nell’aria che circonda la casa di Adriana, che è di là dal fiume, il Tagliamento, e tra gli alberi.

1954. Il 26 marzo Ernest giunge a Venezia sulla motonave Africa, da Mombasa, reduce dal disastroso safari nel quale era stato creduto morto, dopo il doppio incidente aereo presso le cascate Murchison sul Nilo Vittoria[12] il 23 gennaio, e il giorno dopo al campo di volo di Butiaba sul Lago Alberto[13], sempre in Uganda. Uno degli incontri con Adriana è documentato alla villa Kechler di Percoto[14], da Luisa e Federico, in territorio amico anti chiacchiere. Sulla strada da Venezia a Percoto si può attraversare il Tagliamento passando da San Michele e dalle Quattro Strade di Latisana. L’avranno fatto assieme quel passaggio, Ernest e Adriana? Di questo non c’è prova, ma almeno a Percoto il loro primo incontro deve essere stato rievocato e rivissuto.

Hemingway lascia Venezia alla fine di maggio. Ad aprile gli amici Kechler lo invitano non lontano dalla foce del Tagliamento, sulla riva sinistra, a visitare il cantiere di Lignano Pineta[15], che sta sorgendo seguendo l’originale planimetria a spirale dell’architetto Marcello D’Olivo. Un lotto del nuovo insediamento viene regalato allo scrittore, che però non tornerà più in Italia, contro i suoi più profondi desideri. In questo stesso anno D’Olivo progetta il nuovo Caffè Pascotto, proprio sul Piazzale Osoppo di Latisana, le Quattro Strade. Oggi l’immobile è occupato da una banca. Poco distante, al vecchio civico 3 di Via Vendramin, davanti alla Canonica del Duomo, sorgeva il ristorante Bella Venezia[16], dove è documentata la frequentazione del buongustaio Hemingway. Il vecchio edificio è stato ristrutturato e trasformato in galleria commerciale con il nuovo civico 17; un hotel ristorante con lo stesso nome esiste ora in Via del Marinaio 3, sempre a Latisana, tra le Quattro Strade e l’argine del Tagliamento[17].

1961. Il 2 luglio Ernest si suicida nella sua villa di Ketchum, Idaho[18]. Aveva acquistato quella casa nel dicembre del 1958, esattamente dieci anni dopo l’incontro con Adriana. Una costruzione isolata, across the river, di là dal fiume Big Wood, and into the trees, e tra gli alberi, come la Villa Mocenigo-Ivancich di San Michele. Come la villa italiana, si trova a circa 700 metri dal ponte stradale sul fiume[19], quindi a rischio distruzione in caso di bombardamenti mirati al ponte, secondo il criterio esposto dal colonnello Cantwell in Di là dal fiume e tra gli alberi al capitolo 3. Si può pensare che la data d’acquisto sia una semplice coincidenza, e che lo sia pure la posizione. Certamente le coincidenze sono molte e singolari, tanto da far pensare al fiume Big Wood come a un piccolo Tagliamento. E poi da Ketchum Ernest poteva andare a caccia di anatre a Silver Creek, come a San Gaetano, o a sciare a Sun Valley, come a Cortina.

1980. È di quest’anno la testimonianza di Adriana Ivancich nel libro La torre bianca, dove fissa il suo racconto del rapporto con Ernest, per cercare di contrastare l’imperante malevolo gossip. Senza successo, peraltro. In riferimento a Ernest Hemingway il Tagliamento è citato sei volte:

(1) Nel capitolo 1, Sotto la pioggia:Dalla Villa Mocenigo-Ivancich, casa sua, Adriana si sta dirigendo alle Quattro Strade, dove incontrerà Ernest per la prima volta. Solo cinquecento metri in linea d’aria, quasi due chilometri di cammino lungo le due sponde del Tagliamento.

Attraverso la strada di corsa, di corsa salgo sull’argine, belli questi tormentati riflessi verdi nel Tagliamento, chissà di che colore è l’acqua nella Valle, come dondola la mia sacca contro la spalla mentre cammino. Sono sul ponte, fra i piloni mulinano i gorghi, la mia ombra spezzata sulla ringhiera sembra tuffarsi nel fiume, ora l’ombra è scomparsa, scomparso anche il sole sotto un accavallarsi di nuvole. Peccato, avrei preferito vedere la Valle[20] con il sole.

(2) Nel titolo del capitolo 7, Across the River, che è certamente parte del titolo del nuovo libro di Ernest, scritto grazie ad Adriana, ma soprattutto richiama il Tagliamento.

(3) Nel capitolo 15, Sul ponte, quando Adriana racconta ad Ernest di aver rischiato di morire annegata, traversando a guado il Tagliamento con l’istitutrice:

«Avevo circa 8 anni. C’era Frau Lilli, allora, simpatica e sportiva. Quando mi propose di attraversare con lei il Tagliamento a guado – non sapevo ancora nuotare – mi sentii onorata. Ma anche incerta. Perché il Tagliamento è un fiume di tutto rispetto.»

(4) Nel capitolo 25, Il libro, quando a Cuba, in casa di Ernest[21], Adriana sfoglia la sua copia di Across the River and Into the Trees fresca di stampa, ed è sommersa dai ricordi:

Al posto della casa ora non più macerie, solo una distesa di ghiaia bianca. Per molto tempo non avevo trovato il coraggio di ritornare. Poi un giorno, improvvisamente, avevo preso il treno. Mentre il treno rallentava per imboccare il ponte sul Tagliamento, con uno sforzo avevo girato la testa e guardato i miei grandi alberi, giganti mutilati. Dove prima si stagliava il profilo della casa, niente. Niente. Soltanto il cielo.

(5) Nel capitolo 41, Il colonnello, quando all’Harry’s Bar di Venezia[22] un colonnello americano mitomane finge di portarle i saluti di Ernest, e la tempesta di domande:

«Alla salute!» disse il colonnello alzando il suo Martini. «È la prima volta che vengo a Venezia. Bella città. Lei ci abita tutto l’anno?»

«Non proprio tutto l’anno. In inverno vado a sciare, spesso vado in campagna…»

«…across the River?»

«Al di là del fiume se si arriva da Trieste. Al di qua se si arriva da Venezia.»

(6) Nel capitolo 52, Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, che è il titolo proposto da Ernest per la raccolta di poesie di Adriana, poi pubblicata da Mondadori con il titolo Ho guardato il cielo e la terra. Ovviamente, il Fiume è il Tagliamento:

Anche «Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana» era un buon titolo, avevo pensato. Ma più adatto per un romanzo che per delle poesie. Sarebbe il giusto titolo per la nostra storia, partner, per quella storia che non scriverò mai, perché nessuno vi crederebbe: «Qualcuno penserà questo e qualcuno penserà quello e soltanto tu e io sapremo e saremo morti».

Quest’ultimo amaro pensiero di Ernest, incastonato da Adriana nel suo libro, ci consente un volo d’immaginazione transcontinentale.

In Di là dal fiume e tra gli alberi, al capitolo 37, il colonnello Cantwell e Renata (Ernest e Adriana) fantasticano su un viaggio da farsi con una terza Buick Roadmaster, partendo da Kansas City nel Missouri, per Saint Joseph, Chimney Rock e Scott’s Bluff nel Nebraska, quindi Torrington, la prima città del Wyoming, e poi Sheridan[23], dove deciderebbero per la destinazione finale.

Durante la permanenza di Adriana a Cuba, lei ed Ernest progettano un altro viaggio con una quarta Buick Roadmaster, questa volta esistente e gialla, da Key West in Florida fino a El Paso nel Texas, e poi per Albuquerque e Taos nel Nuovo Messico, Flagstaff in Arizona, il Grand Canyon, quindi verso nord attraverso l’Utah, con destinazione finale Sun Valley[24], nell’Idaho. Lo scandalo scoppiato nel 1951, quando ancora Adriana è a casa di Ernest, impedisce la realizzazione del viaggio a Sun Valley, fatto solo in parte sulla Buick Roadmaster gialla fino a New Orleans, e senza Ernest. Tutto questo è descritto nella Torre bianca al capitolo 38, In esilio.

Bene, anche la strada che passa per Sheridan porta a Sun Valley, adiacente a Ketchum come Latisana a San Michele al Tagliamento. Portandosi Adriana nel cuore, Ernest va a morire in solitudine a Ketchum, la destinazione finale di là dal Big Wood e tra gli alberi. Sul piccolo Tagliamento del Far West.

***

Ringrazio il prof. Vinicio Galasso, memoria storica del territorio latisanese, per informazioni sul Ristorante Bella Venezia contenute nel testo.

I luoghi citati sono tutti rintracciabili su Google Maps, copincollando le coordinate fornite in nota di chiusura per ogni menzione di località.

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[1] Ponte della Delizia 45°57’54.3″N 12°53’56.2″E

[2] Foce del Tagliamento 45°38’38.8″N 13°05’58.4″E

[3] Villa dei Conti di Trento a Dolegnano (UD) 45°59’08.7″N 13°25’17.9″E

[4] Il Tagliamento in prossimità della Pieve di Rosa (Camino al Tagliamento – UD) 45°55’08.3″N 12°55’05.0″E

[5] Il casello ferroviario di Casali Viotto (Precenicco – UD) 45°47’36.3″N 13°02’26.2″E

[6] Il casello ferroviario di Via Crosere 2, a Latisana (UD) 45°47’11.5″N 13°00’35.3″E

[7] Il ponte sul Tagliamento tra Latisana (UD) e San Michele al Tagliamento (VE) 45°46’13.5″N 12°59’51.9″E

[8] Le Quattro Strade, Piazzale Osoppo a Latisana (UD) 45°46’42.2”N 12°59’45.9”E

[9] La Villa Mocenigo-Ivancich a San Michele al Tagliamento (VE) 45°46’31.1”N 12°59’31.1”E

[10] La casa padronale della tenuta Franchetti a San Gaetano di Caorle (VE) 45°38’42.6″N 12°52’28.3″E

[11] La vecchia strada da Latisana (UD) verso Codroipo (UD) 45°46’52.2″N 12°59’41.7″E

[12] Le cascate Murchison sul Nilo Vittoria, in Uganda 2°16’42.4″N 31°41’08.4″E

[13] Il campo di volo di Butiaba sul Lago Alberto, in Uganda 1°48’30.2″N 31°20’34.5″E

[14] La villa Kechler a Percoto di Pavia di Udine, Via Prè Zaneto 7 – 45°58’25.9″N 13°19’17.0″E

[15] Lignano Pineta (UD) 45°40’07.4″N 13°06’15.7″E

[16] Posizione del ristorante Bella Venezia ai tempi di Hemingway 45°46’33.7″N 12°59’46.2″E

[17] Posizione del nuovo hotel ristorante Bella Venezia 45°46’46.4″N 12°59’40.6″E

[18] La villa di Hemingway a Ketchum, Idaho, USA 43°41’37.4″N 114°22’31.9″W

[19] Il ponte stradale sul fiume Big Wood a Ketchum, Idaho, USA 43°41’15.0″N 114°22’23.6″W

[20] La Valle Grande di San Gaetano di Caorle (VE) 45°38’55.1″N 12°54’10.9″E

[21] La Finca Vigía a San Francisco presso L’Avana, Cuba 23°04’03.8″N 82°17’46.5″W

[22] L’Harry’s Bar di Calle Vallaresso, a Venezia 45°25’56.6″N 12°20’13.8″E

[23] Sheridan, nel Wyoming, USA 44°48’10.1″N 106°57’20.8″W

[24] Sun Valley nell’Idaho, USA 43°40’15.4″N 114°22’03.0″W

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