La cicala guerriera

pagoda-cinese

La cicala guerriera

C’era una volta una cicala cinese. Una cicala maschio, di nome Xi Laobin, nata nel vasto parco delle Università di Pechino, grossa già da neonata e cresciuta fino a diventare enorme, mentre le sue coetanee erano tutte più piccole, ben proporzionate e graziose, come si conviene alle cicale normali.

Tutte le cicale femmina sono raffinate musicofile, e i maschi ottimi musicisti. Il nostro Xi, invece, quando ebbe l’età giusta per cercare una compagna, provò un giorno a intonare la prima serenata amorosa a una cicaletta che lo aveva guardato con occhi dolci: ebbene, emise uno strepito tale da far scappare terrorizzata la cicaletta, e da restare ammutolito e umiliato. Tutti dicevano che per conquistare una cicala femmina non c’era altra via che frinire in modo gentile e suadente, per cui il povero Xi sembrava condannato a restare scapolo per tutta la vita.

Anche tra le cicale c’era una Legione Straniera, e tutte le cicale maschio deluse dall’amore o tradite dalla vita finivano per arruolarvisi, sperando di combattere la tristezza rischiando ali e zampe in difesa dei popoli delle cicale, in ogni parte del mondo.

Xi, dunque, si arruolò subito, e fu spedito in Corea per il primo addestramento da cicala di fanteria. Con il suo fisico incuteva rispetto anche ai soldati più anziani, i cosiddetti “nonni”, e questo gli permise di evitare i pesanti scherzi che tutte le altre reclute dovevano sopportare, mentre veniva presto notato dai superiori per la sua naturale autorevolezza, e per la sua voce tonante. In capo a due mesi, si ritrovò caporale, e poi caporalmaggiore, e prima dell’anno di servizio fu nominato sergente istruttore, vero spauracchio per le giovani reclute.

Ma Xi non era felice, e tutte le sere, dopo che la zanzara trombettiera aveva suonato il silenzio, era tormentato dalla solitudine e da un senso di inutilità. Gli sembrava impossibile che non esistesse una cicala alla quale non piacesse il suo frinire, fragoroso sì, ma corrispondente alla forza dei suoi sentimenti inespressi. Non c’era verso, provava ogni tanto qualche timido approccio con qualche cicala coreana, e più tardi tibetana e dell’Afghanistan, ma quando qualcuna aveva dimostrato interesse per lui, era solo per spillargli quattrini o, nel migliore dei casi, per vincere una scommessa, come quando una cicala americana disse alle sue amiche che sarebbe riuscita a farsi corteggiare da quel grosso cicalone cinese entro due ore. Potete immaginare l’amarezza del povero Xi nel collezionare tante delusioni.

Scoppiò la guerra contro gli scarabei, e Xi lasciò il suo incarico di istruttore di fanteria per passare nelle truppe di assalto volante, l’aviazione delle cicale. Il generale dell’armata cinese aveva notato la grande forza di Xi, e gli chiese di provare a volare caricandosi ogni volta di due bombe alla camomilla in più. Le bombe alla camomilla erano l’ultimo ritrovato dell’industria bellica cinese. Ognuna di esse era in grado di mettere fuori combattimento una dozzina di nemici della taglia d’uno scarafaggio. Prove condotte in gran segreto nel deserto del Xinjiang ne avevano dimostrato perfino la capacità di addormentare un uomo per mezz’ora! Xi, che era un buon aviatore, si impegnò caparbiamente e, alla fine della settimana di addestramento, riusciva a involarsi dalle catapulte di saggina con ben dodici bombe sotto le ali.

In breve diventò un eroe, addormentando centinaia di nemici a ogni missione di bombardamento. Fu decorato più volte, e fece carriera, diventando presto maggiore dell’AVISTRALE (AVIazione STRategica A Lungo Effetto). La continua azione lo aveva ulteriormente irrobustito, e ora era in grado di caricare le nuovissime bombe alla valeriana a testata multipla che, per esplicare il loro terrificante potenziale, dovevano essere sganciate da ben dieci metri d’altezza, acquistando così una velocità tale da rompersi a terra e far rimbalzare le piccole testate che poi scoppiavano tutt’intorno seminando sonno senza sogni tra i nemici delle cicale.

Un giorno a Xi, di ritorno stanchissimo da una missione, fu ordinato di ripartire immediatamente per cercare di liberare una piccola comunità di cicale assediata da scarabei giganti. Era così spossato che avrebbe voluto rifiutarsi, alla fine però si ritrovò sulla catapulta più grossa, portò a regime le ali e diede il segnale di partenza alla cicala mutilata che manovrava le catapulte. Si sentì scaraventare in alto, ma la stanchezza e il peso delle bombe lo trascinavano verso terra… strisciò due volte sull’erba secca, con le ali che ronzavano impazzite, e rischiando di perdere le costosissime bombe; fu solo con la forza della disperazione che riuscì lentamente a riguadagnare quota e a dirigersi verso l’obiettivo.

Ormai era quasi il tramonto, e fu difficile trovare il bersaglio. Vide che le cicale assediate erano già state in gran parte uccise dagli scarabei, e fu preso da una rabbia furibonda. Al primo passaggio riuscì a centrare il gruppo più agguerrito di nemici, poi, più leggero, fece un largo giro per riguadagnare quota e dare maggior efficacia alle bombe che gli erano rimaste sotto le ali. Era sempre più stanco, e la luce era insufficiente per inquadrare bene l’obiettivo… Sganciò, e seguì la traiettoria delle bombe con trepidazione, sperando che avessero efficacia. Quasi tutte andarono a segno; una però, con gran spavento del maggiore Xi, finì nel gruppo delle cicale! La valeriana, come pure la camomilla, non aveva effetto sulle cicale, ma la bomba era veloce e pesante, e quindi pericolosa.

Xi planò verso terra, controllò che non fossero rimasti nemici in grado di nuocere, e poi atterrò sollevando un polverone. Fu introdotto in un rifugio, debolmente illuminato da alcune lucciole alleate. Nella gran confusione una giovane, bellissima cicala, colpita alla testa dalla bomba vagante, giaceva a terra. Xi era in preda allo sconforto, non sapeva che fare, come giovare alla povera cicala svenuta. Fu chiamato un maggiolino medico, coadiuvato da api infermiere, ma la bella cicala, di nome Gao Qiai, non riprendeva conoscenza.

Xi passò la notte al suo capezzale, in preda al rimorso, guardando la cicala esanime e scoprendo nei suoi lineamenti l’immagine della compagna della sua vita, tanto sognata e mai incontrata…

All’alba tornò il maggiolino medico, e diagnosticò uno stato di coma, dichiarando che la povera Gao, anche se fosse sopravvissuta, visto il tipo di ferite, sarebbe probabilmente rimasta sorda. Nei casi di coma, spiegò il dottore, bisognerebbe continuamente far sentire al paziente i suoni del mondo esterno, per stimolare il suo ritorno alla vita, ma in questo caso sembrava impossibile. A una a una, tutte le cicale, dopo aver cercato di scuotere la bella addormentata, rinunciavano e uscivano in silenzio, lasciando Xi solo con Gao e con la sua disperazione. Xi non potè fare a meno di piangere, come possono piangere le cicale, e di lamentarsi sommessamente… tanto sommessamente che dopo mezz’ora neanche la bella cicala sorda poté fare a meno di sentirlo, e di percepire il suo fragoroso frinire come la più dolce e delicata canzone d’amore che sia mai stata scritta. La cicala credeva di sognare, e il sogno continuò per tre giorni e tre notti, fino a quando, finalmente, aprì gli occhi per conoscere chi l’aveva riportata alla vita, e riconoscere in Xi il compagno che anche lei aveva tanto atteso.

La guerra finì, Xi e la sua bella Gao vissero a lungo, felici e contenti.