Ernest Hemingway e Gianfranco Ivancich, una amicizia-scrigno

Adriana e Gianfranco presso la piscina della Finca - 1951

Ernest Hemingway e Gianfranco Ivancich, una amicizia-scrigno

Come qualcuno ricorderà, di Ernest Hemingway mi interessano soprattutto le ultime opere e i riferimenti alla sua storia d’amore con Adriana Ivancich in esse contenuti. A fine settembre di quest’anno 2017 si terranno però a San Michele al Tagliamento e a Latisana le “Giornate in Villa Ivancich”, dedicate in questa seconda edizione a Gianfranco Ivancich, fratello maggiore di Adriana. Nell’occasione pubblico questi brevi appunti per rendergli omaggio ed esprimere un punto di vista personale sulla sua amicizia con Ernest, un punto di vista basato sugli scritti di Ernest, Adriana e Gianfranco, valendomi anche delle memorie di Mary Welsh, la quarta e ultima signora Hemingway.

***

Ernest restò ferito a una gamba, o a entrambe, a Fossalta, durante la Battaglia del Piave nella Prima Guerra Mondiale. Anche Gianfranco fu ferito a una gamba, nella Seconda, mentre aspettava il rimpatrio dopo la ritirata da El-Alamein e i combattimenti contro americani e inglesi in Tunisia. Forse sarà stato questo particolare a incuriosire Ernest quando sentì parlare di Gianfranco da Adriana. Fu così che chiese di conoscerlo, e lo incontrò all’Hotel Gritti, nel febbraio del 1949, due mesi dopo aver conosciuto la sorella. Fu l’inizio di una amicizia a vita, una amicizia-scrigno, destinata anche a comprendere e proteggere ciò che Ernest aveva scoperto di più prezioso in Italia: la sua musa e amore più grande, Adriana appunto.

In quel periodo Ernest stava scrivendo e riscrivendo Across the River and Into the Trees, un romanzo di amore, onore e morte su preciso sfondo storico, reso quindici anni dopo in italiano con Di là dal fiume e tra gli alberi. Il suo protagonista, il colonnello dell’esercito americano Richard Cantwell, aveva un profilo perfettamente compatibile con quello che la reciproca conoscenza gli aveva consegnato del sottotenente di cavalleria Gianfranco Ivancich. Si noti, un ex-nemico, che però aveva voluto seguire il pericoloso crinale del coraggio e dell’onore, affrontandone tutti i rischi ed evitando di trarre vantaggi personali dalla condizione di militare e partigiano: mentre anche eroi dell’ultima ora e pseudo combattenti sfilavano nelle piazze imbandierate del nord Italia, Gianfranco era impegnato a limitare le conseguenze della sconfitta sul fronte di Trieste contro le trionfanti formazioni di Tito, così come appena prima aveva contribuito ad ottenere una resa senza devastazioni del presidio militare tedesco a Venezia. Era a quel tempo inquadrato nelle brigate Osoppo del movimento di Resistenza, e in collegamento con l’organizzazione americana OSS, l’Office of Strategic Services, un servizio segreto.

Gianfranco possedeva le qualità che avevano suscitato in Ernest ammirazione perfino per l’arcinemico Erwin Rommel, comandante di Gianfranco nel secondo conflitto mondiale e uno degli artefici della disfatta italiana a Caporetto nel primo.

Ernest dunque aveva totale stima e fiducia in Gianfranco, e tramite lui riusciva a seguire da lontano il destino di quella che considerava la donna della sua vita, Adriana, senza mai superare i limiti della discrezione, senza mai caricarlo di curiosità morbose, lasciando che il suo sentimento riposasse nel cristallino scrigno dell’amicizia con Gianfranco, incompatibile con un rapporto disonesto tra Ernest e Adriana. Purtroppo innumerevoli sono state e sono le persone che non hanno mai creduto a un rapporto onesto, nonostante le testimonianze scritte nelle ultime opere e nelle lettere di Ernest Hemingway, nonostante la testimonianza offerta da Adriana Ivancich nella sua Torre bianca, denigrando Adriana con un accanimento che ha trovato campo libero di fronte al dignitoso silenzio e riserbo della famiglia Ivancich.

***

Gianfranco ha cercato la sua strada a Cuba, nel periodo passato alla Finca Vigía ospite di Ernest, come funzionario della Sidarma e cimentandosi come scrittore di romanzi per Scribner, e poi nella sfortunata impresa di avviare una attività agricola in una fattoria, una Finca tutta sua. Cuba ha orientato la sua esistenza successiva, con la formazione della famiglia oggi rappresentata dalle figlie Irina e Consuelo. Il figlio Carlo, Bobo, è mancato l’anno scorso.

A Cuba Gianfranco ha raccolto da Ernest tre fondamentali attestati di stima. Certamente anche altri, ma di questi sono a conoscenza:

Il primo è la nomina a socio direttivo della White Tower Inc., la Società Torre Bianca, a pari dignità con Ernest stesso e Adriana [TB, p. 182], pur non avendo incarichi diretti nel bookmaking [DPDH, p. 111, lettera del 5 gennaio 1951 ad A.E. Hotchner], inteso sia come creazione di libri che come gioco, scommessa sul futuro, esclusiva segreta di Ernest nella sua personificazione di Hemingstein, creatura fantastica e quasi onnipotente, metà Hemingway e metà Frankenstein.

Il secondo è la confidenza circa l’esistenza di un’altra sua dimensione: The fourth dimension; nelle mie storie tento di creare una quarta dimensione, e ci riesco” gli disse Ernest. E Gianfranco commenta per noi “Non sono ancora sicuro di poter capire cosa volesse dire: noi umani viviamo in tre dimensioni, ma forse in un capolavoro si ha la sensazione di uscire dai limiti dello spazio e del tempo.” [DCK, p. 120]. Si tratta precisamente della dimensione di Hemingstein, autore dei messaggi paralleli e nascosti nel testo delle opere di Hemingway, per esempio con l’indicazione del crocevia della sua vita, la fatidica road juncture delle Quattro Strade di Latisana, luogo di nascite e rinascite.

Il terzo attestato è il dono del manoscritto di The Old Man and the Sea, come scrive Mary Welsh, che ovviamente non poteva ammettere che la reale destinataria del dono fosse Adriana, la musa all’origine di quel libro. Mary riferisce, a proposito di Ernest: “Aveva regalato il manoscritto originale di The Old Man a Gianfranco, e quando Hans Heinrich, un uomo d’affari di New York, gli scrisse se gli interessava venderlo e a quale prezzo, Ernest rispose motivando il regalo e i suoi legami con Gianfranco e la famiglia Ivancich.” [HIW, p. 310].

La stima di Ernest lo conferma dunque nel suo ruolo di depositario a volte inconsapevole di confidenze e sogni, per il suo essere uomo d’onore e galantuomo, in una parola gentiluomo.

In una specie di imitazione inconscia e indotta dal sentimento di Ernest per Adriana, si deve notare che anche Mary aveva incondizionata ammirazione e stima di Gianfranco, tanto da metterlo per iscritto in How It Was, il suo libro di memorie, per la sua prima visita a Cuba: “Ora avevamo la possibilità di conoscerlo ed entrambi [Mary ed Ernest, ndr] lo trovammo delizioso. Sottile come un cipresso, e con i profondi occhi scuri della sorella (…). Era arrivato per restare un paio di settimane, aveva detto con la sua voce piena e chiara. Nessuno di noi aveva idea che la sua visita sarebbe durata, con qualche intervallo, sette anni.” [HIW, pp. 246-247].

L’ammirazione per l’amico italiano è ancora più evidente quando, ricordandone il primo ritorno in patria, Mary scrive: “Gianfranco aveva deciso che avrebbe dovuto tornare a Venezia per occuparsi sia degli affari di famiglia che di quelli della società di spedizioni che gli dava lavoro, e la sua partenza sembrò a entrambi quasi una amputazione fisica. In quattro anni si era compenetrato così totalmente nella vita della Finca che il suo distacco fu tanto difficile quanto districare le radici intrecciate dei fiori. Noi tre eravamo alleati politici. Condividevamo i gusti nei libri, nella musica, nel cinema, condividevamo il mare come fonte di divertimento, lo spirito come lubrificante per gli attriti quotidiani. Il nostro slanciato amico veneziano sapeva come restare tranquillo nello spirito e nel fisico. Ernest diceva, «Se lo sentite, non è Gianfranco». Per Ernest era un fratello più piccolo, e – con dodici anni di meno – un fratello più piccolo anche per me. Nelle discussioni tra il padrone e la padrona di casa, la sua capacità di essere neutrale sfiorava il genio. Dietro di lui è rimasto un grande spazio vuoto.” [HIW, pp. 315-316]. Non si è dunque lontani dal vero a supporre che Mary fosse un poco innamorata di Gianfranco, con un atteggiamento dello spirito portato naturalmente a considerare il sentimento di Ernest per Adriana una cosa sagrada – una cosa sacra – come riferisce lo scrittore stesso, e ad accettarlo, senza gli accessi di gelosia suscitati dai pettegolezzi su altre avventure del marito. Solo una volta, a metà novembre del 1950, Mary ha affrontato il pericolo che sentiva imminente di un ménage à trois, risolto con la tacita assicurazione di Ernest che avrebbe rispettato la sua condizione di Mrs Hemingway, la signora Hemingway. [HIW, pp. 280-281].

***

Un volo da Venezia a Londra, e poi sulla rotta artica per San Francisco e Los Angeles, quindi a Salt Lake City e Hailey, porta Gianfranco, del ramo veneziano della famiglia Hemingway, a essere discretamente presente al funerale cattolico di Ernest a Ketchum, nel pomeriggio di giovedì 6 luglio 1961. Per trascorrere la notte prima del funerale, i parenti del ramo americano gli aprono e offrono la stanza privata e il letto del suo fratello più grande.

Piccola bibliografia

DCK – Gianfranco Ivancich, Da una felice Cuba a Ketchum, Edizioni della Laguna, Mariano del Friuli 2008.

DPDH – Albert J. DeFazio III, edited by, Dear Papa, Dear Hotch, The Correspondence of Ernest Hemingway and A.E. Hotchner, University of Missouri Press, Columbia, Missouri 2005.

HIW – Mary Welsh Hemingway, How It Was, Alfred A. Knopf, New York 1976.

TB – Adriana Ivancich, La torre bianca, Mondadori, Milano 1980.

Foto

Adriana e Gianfranco Ivancich sul bordo della piscina alla Finca Vigía (1951?).