Pioggia Notturna

red riverPioggia Notturna

Una tribù indiana della gente Dakota viveva nelle grandi pianure a ovest del Fiume Rosso. Traeva sostentamento dalla natura, senza abusarne, guidata dalla saggezza degli anziani, in pace con i popoli vicini.

Tuono Lontano era un anziano dei più rispettati. Era vedovo e aveva un solo figlio, Pioggia Notturna, nel quale aveva riposto tutta la sua fiducia, con la tranquilla ambizione che diventasse un uomo leale e forte, degno degli antenati.

Un giorno d’estate Pioggia Notturna era partito, da solo, con il suo bel mustang pezzato bianco e marrone, a caccia di daini, dai quali ricavare carne secca e pelli per l’inverno. Doveva tornare all’accampamento prima della luna nuova, ma non fece ritorno. Un uomo senza onore, per derubarlo del cavallo e delle pelli, l’aveva ucciso nel sonno, a tradimento.

L’anima di Pioggia Notturna restò a vagare nella prateria e tra le foreste. La via verso il Grande Spirito gli era stata preclusa dalla morte improvvisa, violenta, che non gli aveva consentito di prepararsi a quel viaggio considerato dagli indiani come una nuova nascita. Il suo corpo fu trovato e portato al padre, annichilito dal più grande dolore che la vecchiaia potesse riservargli.

A lungo vegliò, Tuono Lontano, ai piedi del piccolo palco di rami sul quale era stato posto il corpo del figlio, avvolto in un tappeto che aveva tessuto la madre, quando ancora il futuro sembrava una promessa di felicità. Ora il suo unico figlio era là sopra, al sicuro dai cani della prateria, ma ancora distante dalla dimensione nella quale era atteso. Tuono Lontano sentiva l’anima inquieta del figlio vicina a sé, la invocava, ma ogni volta si ritrovava solo con la sua disperazione. Pensò allora che solo la vendetta avrebbe potuto placare l’anima di Pioggia Notturna. Partì alla ricerca dell’assassino.

Un anno intero cavalcò Tuono Lontano, seguendo le tracce inesistenti di un uomo sconosciuto, acerbamente addolorato e confortato, allo stesso tempo, dalla continua percezione dell’anima cara che lo seguiva attraverso valli mai percorse e sconfinate praterie. Ogni volta che credeva di essere vicino alla causa della sua sofferenza, sentiva svanire inesorabilmente la tensione, il desiderio di vendetta, che gli rinascevano in cuore appena decideva di volgere la sua ricerca in un’altra direzione.

La dodicesima luna dalla sua partenza era al culmine quando si fermò in una tranquilla radura tra gli abeti, sulla riva sud del fiume Missouri, vicino alla confluenza del Piccolo Missouri. Quella notte, oltre alla nota presenza, percepì una sconosciuta sensazione di energia intorno a sé, sotto di sé, e un chiarore dorato, che non era la luce della luna. Non seppe interpretare il fenomeno, ma avvertì, per la prima volta da quando era partito, un profondo senso di benessere.

Il giorno dopo Tuono Lontano si svegliò senza l’oppressione, l’ansia che gli pesavano sul cuore a ogni risveglio. Raccolse la coperta e non montò a cavallo, incamminandosi serenamente con una mano sul dorso del suo fedele compagno. Il sole era ormai alto quando raggiunse un campo dei Sioux Pueblo. Passò tra i wigwam senza destare curiosità, come se stesse entrando nel campo della sua gente. Il cavallo si fermò spontaneamente davanti a un wigwam modesto, che si distingueva dagli altri per fitte decorazioni dipinte sulla cortina di cuoio leggero, usata, di notte, per chiudere l’apertura triangolare di ingresso. Come se lo aspettassero, dalla tenda uscirono una giovane, ancora non promessa, di nome Aura di Luna, e i suoi genitori Ombra d’Aquila ed Erba-che-canta.  L’aspetto del vecchio Dakota, stanco e dimesso, ispirava comunque reverenza. Gli anziani coniugi si fecero da parte mentre Aura di Luna gli toglieva la cappa frangiata dalle spalle e lo invitava a riposarsi nella loro piccola dimora.

La commozione assalì Tuono Lontano, che da dodici lune non entrava in un wigwam, al ricordo della sua famiglia felice. Fu per lui una liberazione narrare la sua storia… non si accorse della attenzione tutta particolare con la quale era ascoltato, né del trasalire di Aura di Luna al racconto dell’episodio della notte precedente. Quando alla fine chinò il capo e tacque, fu Ombra d’Aquila a prendere gravemente la parola, con una mano sulla mano della figlia. Ombra d’Aquila era quello che si poteva definire un sacerdote della sua gente, avendo fatto tesoro della sapienza degli antenati e della sua innata vocazione al sacro. L’anziano Pueblo disse che l’anima di Pioggia Notturna non cercava vendetta, ma solo la via per ricongiungersi al Grande Spirito, come le anime di tutti i guerrieri che non avevano avuto il tempo di prepararsi al trapasso con la meditazione e il silenzio. Molte anime avevano trovato la via del Grande Spirito, proprio nella radura nella quale Tuono Lontano aveva passato la notte. Quello era il luogo scelto dai Pueblo Sioux, da tempi immemorabili, per la cerimonia del “Salto Lucente”, un luogo sempre e ancora carico di energia, il “Luogo della Luce”.

Ombra d’Aquila guardò la figlia, poi la moglie. Dopo il loro tacito assenso, disse: “Fratello Tuono Lontano, Aura di Luna danzerà per Pioggia Notturna nel Luogo della Luce dei Dakota”.

Il vecchio Dakota non sembrava avere più una sua volontà. L’ira, il desiderio di vendetta lo avevano accecato, lo avevano distolto dall’antica saggezza che gli apparteneva, e che ora riscopriva nelle parole di un fratello di un’altra tribù, di un altro popolo. Accettò chinando il capo. Il suo viaggio volgeva al termine. Il cavallo di Tuono Lontano seguì l’invisibile traccia che portava alle terre dei Dakota. Prima che si compisse il ciclo della luna, Tuono Lontano e i tre Pueblo furono accolti nel campo che fu di Pioggia Notturna.

Ombra d’Aquila uscì al mattino con un giovane amico di Pioggia Notturna, alla ricerca del Luogo della Luce. Da moltissime stagioni i Dakota erano in pace, nemmeno gli anziani ricordavano che fosse morto mai nessuno di morte violenta, prima di Pioggia Notturna. Il Luogo della Luce dei Dakota esisteva ormai solo nella leggenda. L’anziano sacerdote si lasciò condurre da sensazioni quasi impercettibili, a volte cancellate dal calore del sole e dalla fresca carezza del vento. Smontò da cavallo quando l’energia superò ogni altra sensazione. Camminò verso una piccola radura, uscendo da un boschetto di querce. L’energia aumentava. Al centro della radura si accorse che un alone dorato circondava ogni cosa, anche le pietre, anche all’ombra della sua cappa. Aveva trovato il Luogo della Luce dei Dakota. Il suo giovane compagno, che non aveva osato dire nulla, fino ad allora, raccontò che in quel luogo convenivano a consiglio i capi delle tribù Dakota. Forse il luogo favoriva la concordia, e forse nemmeno i capi lo sapevano.

Venne il giorno prescelto. Era un luminoso mattino della prima metà di Settembre, secondo il nostro calendario. Pochi gli invitati alla cerimonia: quattro persone scelte da Ombra d’Aquila per danzare assieme alla figlia, oltre all’amico di Pioggia Notturna, con un tamburo rituale.

Aura di Luna si inginocchiò al centro della radura, con le mani al suolo e il capo chino, come per stabilire un intimo contatto con la madre terra. Una espressione serena le distese i dolcissimi tratti del volto. Alle sue spalle Ombra d’Aquila stava ritto, abbracciandosi i gomiti, con gli occhi socchiusi rivolti al cielo, verso il Grande Spirito. Erba-che-canta stava in disparte, con lo sguardo fisso sulla figlia amatissima, in ansia, anche se rassicurata in parte dal suo quieto atteggiamento. Tuono Lontano era col pensiero rivolto al figlio: lo sentiva vicino, inquieto, teso. Percepì la stessa sensazione di energia latente che lo aveva sorpreso nella terra dei Pueblo.

L’aria era limpida, il sole caldo, il vento fresco, quando Ombra d’Aquila intonò con voce bassa, profonda, nitida, ritmata da brevi emissioni di suono più acute, un antico canto hózhó Navajo, che narrava della identità degli uomini rossi con il cosmo, con lo Spirito. Il tamburo seguì poco dopo il ritmo della voce, sottolineando le sonorità più alte.

… Monti circondano la terra

e l’armonia si estende sulle loro pendici.

Per mezzo di essa ci sarà armonia nella mia vita.

Davanti a me sarà armonia.

Dietro di me sarà armonia.

Sotto di me sarà armonia.

Sopra di me sarà armonia…

I quattro danzatori presero a muoversi in cerchio, seguendo liberamente le proprie emozioni. Aura di Luna, come riscuotendosi dalla meditazione, si mosse con un piccolo scatto, si levò adagio sulla punta dei piedi, come se avesse perso il suo già lievissimo peso. Danzò per Pioggia Notturna, sempre a occhi chiusi, in cerchio, illuminandosi di una luce che sembrava sorgere dalla terra. La stessa luce riempiva i suoi occhi chiusi, il suo cuore, il suo intero essere. La luce si scompose in tutti i colori dell’arcobaleno, nel chiuso sguardo di Aura di Luna. La felicità entrò nel suo corpo esile. A un tratto, mentre un luminoso arancione le riempiva le palpebre, apparve il viso di un giovane uomo dall’espressione dolente, sempre più nitido. L’uomo parlò timidamente, incerto…

“Il mio nome è Pioggia Notturna. Chi sei? Puoi aiutarmi? Puoi aiutarmi a conoscere il Grande Spirito?” Aura di Luna quasi arrestò la sua danza, impaurita dalla gravità della richiesta, che rinnovava emozioni vissute nel Luogo della Luce della sua gente. “Non spaventarti, aiutami, se puoi”, implorò Pioggia Notturna.

Aura di Luna continuò la danza, vincendo la paura crescente. Un flusso intenso di energia attraversava il suo fragile corpo. Nella danza sentiva le cosce e le braccia gelate, la pelle accapponata, e poi un gran calore la invadeva, e di nuovo il gelo, finché, dietro il viso del figlio di Tuono Lontano, apparve una porta luminosissima, arancione, inserita in un gran fascio di luce che da terra saliva al cielo. Pioggia Notturna sorrise finalmente, mentre arretrava verso la porta. Aura di Luna poteva vederne la figura intera, ora. Una attrazione inquietante la chiamava verso la porta. Seguì con lo sguardo l’anima sorridente che ora si volgeva camminando verso la porta, mentre ancora la guardava riconoscente. L’energia sembrava risucchiarla verso il cielo, Aura di Luna si sentiva staccata da terra… Pioggia Notturna attraversò la soglia, entrò nell’altra dimensione, nella sua dimensione. Compì il Salto Lucente.

Ombra d’Aquila fermò la danza ponendole le mani sui fianchi, prese le sue mani e quelle degli altri danzatori. Ordinò di formare un cerchio, poi condusse nove volte lentamente il cerchio verso sinistra, poi nove volte verso destra, e poi ancora nove volte verso sinistra. La porta si chiuse. Il senso di freddo assalì ancora Aura di Luna, nonostante si sentisse perfettamente felice. Riaprì gli occhi, e pianse, né di gioia né di dolore, mentre tutti i presenti si abbracciavano commossi.

Aura di Luna si asciugò infine le lacrime per raggiungere Tuono Lontano, e parlargli. Ma il vecchio Dakota aveva già captato la felicità del figlio, e si sentiva ora appagato, svuotato di ogni risentimento, di ogni desiderio di vendetta. Era tornato nella via del Grande Spirito. Si lasciò morire tra le braccia di Aura di Luna, rinascendo a nuova vita.

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