La trota di Pùlfero

Casa Skof

La trota di Pùlfero

C’era una volta un torrente, grande abbastanza da essere chiamato Fiume Natisone, ma tanto piccolo che la sua acqua bastava a malapena a far vivere qualche centinaio di temoli e trote, le quali comunque stavano benissimo in quelle acque limpide e fresche. Costeggiando il paese di Pùlfero l’acqua scorreva lenta e tranquilla, e proprio lì, poco a valle del ponte di ferro e della casa Škof, viveva una trotella giovane giovane, apparentemente uguale alle altre, ma dotata di un potere straordinario, che soltanto lei possedeva in Italia. In ogni paese del mondo esiste un fiume, un lago o un mare con un pesce dotato dello stesso potere, è risaputo. Qualcuno ha fatto tanto parlare di sé da finire in una fiaba. Tutti avrete sentito parlare del più celebre, il famoso “Pesciolino d’Oro” della Russia.

Questo straordinario potere consiste nella capacità di realizzare i desideri degli uomini. Siccome c’è un limite a tutto, anche per i pesci magici, solo tre desideri potevano divenire realtà, per ognuno che li esprimesse.

Un giorno la nostra trotella stava pisolando all’ombra di alcune piante acquatiche, quando fu destata dall’eco di singhiozzi che l’acqua attutiva… Ancora insonnolita, si avvicinò lentamente alla riva e mise fuori il muso dal pelo dell’acqua: una giovane donna piangeva senza ritegno, sicura di essere sola. Sentendosi infine osservata, sollevò la testa e si accorse della nostra trotella. Il fatto che un pesce la guardasse era un fatto tanto straordinario che cessò immediatamente di singhiozzare. La trota non poteva parlare, ovviamente, ma guardò la donna in modo tale che questa percepì una sua amicizia, una sua solidarietà, e si lasciò andare a confidarle le sue pene, inframmezzando le parole ancora con qualche sospirone.

La donna raccontò di non sapere perché fosse triste, ma che spesso le veniva da piangere, e allora si allontanava dagli altri, per nascondere la sua sofferenza. Parlando liberamente con la trota, disse che forse avrebbe voluto passare la vita con un uomo ricchissimo, e così non avrebbe più dovuto preoccuparsi di nulla, chissà.

La trota saltò con un guizzo fuori dall’acqua, e poi scomparve.

La donna si riscosse, asciugò le lacrime e tornò alla sua casa, ma non la trovò più. Al suo posto c’era ora un palazzo d’oro, luminoso, grande e bellissimo: sulla soglia fu accolta da un uomo elegante, che la salutò con un’aria molto distinta.

Dopo una settimana la giovane donna tornò a piangere al torrente, finché la trota non ricomparve col muso fuori dal pelo dell’acqua. Questa volta, parlando con la trota, disse che le preoccupazioni erano scomparse, e che ogni cosa le era offerta senza che la dovesse chiedere, e che aveva gioielli e denaro da non sapere più dove metterlo, ma che ancora era triste. Forse avrebbe voluto passare la vita con un uomo bellissimo, e così sarebbe stata finalmente felice, chissà.

La trota saltò con un guizzo fuori dall’acqua, e poi scomparve.

La donna si asciugò le lacrime, volse le spalle al torrente e tornò al suo palazzo, ma non lo trovò più. Al suo posto c’era una bellissima villa di marmo rosa, circondata da splendide aiuole in fiore: sulla soglia fu accolta da un uomo giovane e bellissimo, che le rivolse la parola con una grazia davvero straordinaria.

Dopo una settimana la giovane donna tornò a piangere al torrente, finché la trota non ricomparve col muso fuori dal pelo dell’acqua. La donna disse alla trota: “Ho capito che sei tu a realizzare i miei desideri, ma ho anche capito che i miei desideri non corrispondono a ciò di cui ho in realtà bisogno. Tu che vivi così semplicemente, ti prego, fammi vivere come non ho mai desiderato”.

La trota saltò con un guizzo fuori dall’acqua, e poi scomparve.

La donna rimase sola con se stessa, nel silenzio più profondo, finché decise di fare ritorno. Trovò, dov’era sempre stata, la sua vecchia casa, scoprendola come non l’aveva mai vista, immersa nella luce e nei suoni della natura. Riscoprì le voci degli animali, lo stormire delle foglie, i piccoli rumori e gli odori che l’avevano affascinata da bambina, e che aveva quasi dimenticato. Dormì profondamente quella notte.

Fu la luce del giorno a destarla, come se fosse stata creata apposta per lei. Si svegliò accogliendo un dono, scoprendo il divenire della speranza. S’incamminò per il mercato di Cividale, la città che si incontra scendendo da Pùlfero lungo il Natisone. Rivide i compaesani che conosceva da sempre, e fu come se li vedesse veramente per la prima volta. Trovò naturale fermarsi a scambiare qualche parola con tutti, anche con Omero, il postino con il quale in passato aveva scambiato più sguardi che parole, senza un perché.

Dopo una settimana tornò con Omero sulla riva del torrente, a osservare le trote. La trota magica era scomparsa, insieme con i desideri ingannevoli. Le altre trote non si accorsero di loro, che ormai si erano accorti uno dell’altra e avevano scoperto, uno nell’altra, e dentro se stessi, un amore così grande da vivere per sempre felici e contenti.

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