Hemingway parallelo: quando l’amore fa scrivere libri

Casa delle Traduzioni – Roma, 15 Dicembre 2015

Hemingway parallelo: quando l’amore fa scrivere libri

Abstract

Nella conferenza Pozzi illustrerà come, ritraducendo le ultime opere di Ernest Hemingway, abbia svelato la sua esistenza parallela, una dimensione fantastica, scrigno di sentimenti, aspirazioni e illusioni. Sarà un viaggio in alcune delle dediche mimetizzate nei testi hemingwayani; tutte riservate al suo amore italiano, Adriana Ivancich, tranne una a Marlene Dietrich. Nessuna delle dediche ad Adriana era stata finora scoperta, mentre quella a Marlene, ad alta tensione erotica, è stata sempre riferita ad Adriana, suscitando malignità che hanno avvelenato la sua vita e ancora ne avvelenano il ricordo.

Le ritraduzioni di Across the River and Into the Trees e di The Old Man and the Sea sono alla base di un saggio e-book recentemente pubblicato, Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana. Si citeranno passi relativi alle insospettate ed evidenti radici dannunziane di Across the River.

Relazione

Lasciatemi inquadrare l’argomento nei luoghi e nel tempo, e nelle persone.

Mappa LatisanaIl nord è a sinistra, in questa mappa di due secoli e mezzo fa. I luoghi che vedete sono cambiati relativamente poco e, assieme a Venezia e a Cuba, fanno da sfondo alla nostra storia. Nessuno ci ha mai visto una relazione, che io sappia, ma in questo ristretto territorio al confine tra Veneto e Friuli è nato il grande amore di cui vi parlerò: qui si apre e si conclude il romanzo di Hemingway Across the River and Into the Trees (Di là dal fiume e tra gli alberi nell’edizione italiana corrente), qui si apre il libro di Adriana Ivancich La torre bianca. Il fiume che vedete è il Tagliamento, nel punto in cui scorre tra Latisana (in alto) e San Michele al Tagliamento (in basso). A Latisana c’è l’incrocio delle Quattro Strade, il crocevia della vita di Ernest Hemingway. Al posto del traghetto leonardesco oggi ci sono il ponte stradale e quello ferroviario. In basso a sinistra la villa Mocenigo, appartenuta in tempi più recenti alla famiglia Ivancich, e che ora non c’è più, distrutta dai bombardamenti alleati del 1944, mirati ai ponti. La villa era circondata dagli alberi, e quelli sono rimasti o ricresciuti.

Notate bene: rispetto alle Quattro Strade di Latisana, la villa distrutta è oltre il fiume, tra gli alberi. Qui, nel pomeriggio di venerdì 10 dicembre 1948, sotto la pioggia, si sono incontrati per la prima volta i protagonisti della nostra storia, Ernest Hemingway, o meglio Hemingstein, il suo alter ego in spirito, e Adriana Ivancich, una ragazza dell’alta società veneziana, che non ha un alter ego.

Ernest Hemingway da tempo si era autoassegnato l’appellativo di Hemingstein, immagino fondendo Hemingway con Frankenstein. Lo usa a sua discrezione per identificarsi in situazioni fantastiche e creative, in una quarta dimensione che definisco esistenza parallela trasfigurata, la dimensione dove si rifugia per liberarsi dalla routine, che magari lui stesso ha desiderato e costruito nella vita matrimoniale, ma che comporta le preoccupazioni per una famiglia allargata, i problemi di salute, le tasse, i visitatori invitati e non… Si tratta di una dimensione rarefatta, dove trovano spazio le donne idealizzate della sua vita, come Marlene Dietrich e soprattutto Adriana, anche contemporaneamente, anche in competizione. La quarta moglie Mary Welsh non ha accesso alla quarta dimensione, e del resto si accontenta di essere Mrs. Hemingway, e di essere rispettata come tale. Martha Gellhorn, la terza moglie, non vi ha mai avuto accesso, e forse nemmeno Pauline Pfeiffer, la seconda. Hadley Richardson, la prima, vi è tornata, evocata dalle delusioni del rapporto con Pauline, Martha e Mary. In Marlene Ernest ha trovato la compiutezza come uomo e maschio, in Adriana come uomo e scrittore. Con entrambe ha vissuto un rapporto di reciproca fiducia, di complicità, di comprensione. Nell’innocenza di Adriana deve aver ritrovato quella di Hadley, cui aveva rinunciato.

Ernest sarà in perenne travaglio per tenere in vita Hemingstein e la sua quarta dimensione, finché non si scoprirà impotente contro la malattia e gli elettroshock. Allora cercherà insistentemente la morte, fino a trovarla.

Ma veniamo alla traduzione, e alla lettura del traduttore, che ha aperto quella quarta dimensione presente nelle opere di Hemingway come nella sua vita.

Mi era capitato di ritradurre i primi capitoli di Across the River, giusto per verificare la mie attitudini traduttorie ai tempi in cui mi ero impegnato nella difficile resa in italiano di The Shutter of Snow, l’unico romanzo pubblicato di Emily Holmes Coleman, una scrittrice americana praticamente sconosciuta in Italia. Avevo scelto come benchmark o riferimento quella che immaginavo essere la migliore traduttrice di letteratura americana. Il raffronto mi aveva rassicurato ma, soprattutto, la lettura in originale del libro di Hemingway con la finalità di tradurlo aveva prodotto numerose perplessità, per la presenza di riferimenti incongruenti o strani rispetto alle situazioni del racconto.

È normale che il traduttore, nella necessità di comprendere il più possibile il testo che ha tra le mani, abbia costantemente acceso un canale particolare dell’intelligenza, quello che verifica la congruenza tra i caratteri dei personaggi, le situazioni descritte e le ambientazioni – tanto per citare alcuni degli elementi ricorrenti in una storia. Ebbene, nella lettura di Across the River i riferimenti strani abbondavano, tanto da convincermi a continuare e completare la traduzione, e poi ad affrontare anche la ritraduzione dell’opera successiva, The Old Man and the Sea, senza che nessuno me le avesse commissionate, anche sapendo che non avrei potuto pubblicare le ritraduzioni, dal momento che i diritti delle opere scadono nel 2031 e che le versioni correnti sono firmate da un mostro sacro come Fernanda Pivano.

Nel corso degli anni prendeva corpo un vero e proprio studio, ed entravo in possesso di due libri ormai quasi introvabili, La torre bianca, il libro autobiografico che Adriana Ivancich ha pubblicato nel 1980 tentando di proporre la sua verità sul rapporto con Ernest Hemingway, e Ho guardato il cielo e la terra, un volumetto dello Specchio, uscito nel 1953, che raccoglie le poesie di Adriana scritte negli anni del suo rapporto più intenso con Hemingstein. Ho guardato il cielo e la terra testimonia il livello spirituale ed emotivo di una ragazza uscita dagli orrori della guerra. È il caso di osservare che quando incontrò Adriana per la prima volta, Hemingstein era ancora prigioniero di quegli orrori, e la sua penna era inaridita da sette anni, dal dicembre del 1941, quando l’America era entrata in guerra. Sarà lo stesso Hemingway a testimoniare esplicitamente che il ritorno alla produzione letteraria fu merito di Adriana; e lo testimonierà ancor meglio implicitamente, come vedremo.

La lettura dei libri di Adriana è stata la mia personale chiave di accesso alla quarta dimensione di Hemingway. Le percezioni raccolte nella lettura de La torre bianca si sono sovrapposte, combaciando, a quelle nella lettura di Across the River e di The Old Man. Questo mi ha suggerito di formulare un postulato: Adriana Ivancich ha scritto la verità. Una verità che, presa a riferimento, ha consentito di inserire al suo posto ogni frammento della storia raccolto in percezione.

Ora parlerò di alcune delle percezioni alla lettura da traduttore degli ultimi libri di Hemingway, e di come si sono sviluppate cercando una risposta alle domande implicite.

Casetta RossaSiamo a Venezia sul Canal Grande, di fronte al palazzo Venier dei Leoni, ora sede del Museo Guggenheim. Vedete la Casetta Rossa, dove abitava Gabriele d’Annunzio durante la Prima Guerra Mondiale. Nel capitolo 6 di Across the River, passando in motoscafo davanti alla Casetta Rossa di d’Annunzio, il protagonista colonnello Cantwell consiglia a Jackson, il suo autista, di leggere il Notturno. Jackson da borghese faceva il meccanico d’auto nel Wyoming e, dal contesto, si capisce che non poteva avere alcun interesse per l’opera di d’Annunzio. Perché Hemingway cita il Notturno? Questa è una domanda alla quale ho trovato risposta leggendolo: ebbene, è l’opera che ha sicuramente influenzato e informato Hemingway nella scrittura del suo romanzo. Si può verificare che il Notturno ha una struttura molto vicina a quella di Across the River. Così dice Elena Ledda nella prefazione all’edizione Garzanti del libro di d’Annunzio, “…l’opera sembra fondata su una sorta di sovrapposizione fantastica e allucinatoria di tre piani temporali che vicendevolmente si scambiano: il presente della scrittura e della malattia, il passato recente degli episodi di guerra, il passato remoto dei ricordi d’infanzia […]. E pochi ma essenziali sono gli elementi attorno ai quali si sviluppa questa narrazione frammentata: la morte, la guerra, la cecità, la donna.”. Basta sostituire alla cecità la malattia cardiaca, e il canovaccio è identico. Oltre alla struttura, anche l’ambientazione è straordinariamente simile: d’Annunzio infermo lascia fluire i suoi ricordi di guerra, vita e morte steso sul letto della Casetta Rossa, il colonnello Cantwell con avvisaglie d’infarto lascia scorrere pensieri analoghi steso su un letto del vicino Hotel Gritti, nel sestiere di San Marco, a Venezia. E spesso parlano degli stessi campi di battaglia, sul Carso, sul Pasubio, nel Basso Piave; o di sorella Morte, che per Cantwell è Thanatos, il fratello del Sonno. Non bastasse, è noto come il giovanissimo d’Annunzio fosse attratto dalle “gemme ereditarie” delle nobildonne romane, e che lui stesso, nella maturità, fu destinatario del dono di smeraldi come talismani dalla sua compagna Eleonora Duse. Anche il Colonnello riceve smeraldi-talismano, gemme ereditarie, da Renata, la protagonista femminile. Un dono troppo singolare per non essere ispirato alla biografia dannunziana. Quel che più è interessante, nel Notturno troviamo la Sirenetta, figlia di D’Annunzio e di Maria Anguissola Gravina contessa di Ramacca, che prepara i cartigli, le strisce di carta sulle quali il Vate scrive una sola riga di testo per volta, costretto com’è al buio e con gli occhi bendati da una ferita di guerra. La Sirenetta poi riordina e trascrive i cartigli, con una funzione liberatoria della scrittura del padre simile a quella di Adriana sulla scrittura di Ernest. Il nome di battesimo della Sirenetta è Eva Renata Adriana! Hemingway non può non notare la coincidenza, che diventa ispirazione: l’archetipo della donna diventa la Renata del romanzo, che è poi la sua Adriana, il suo frutto proibito. Sia il Colonnello che Hemingstein chiamano rispettivamente Renata e Adriana Daughter, figlia.

La citazione del Notturno dichiara il debito a Gabriele d’Annunzio ed è una testimonianza di gratitudine per Adriana. Non solo, citando il Notturno Hemingstein consente al lettore di risolvere il mistero di quel nome, Renata; e avrebbe consentito alla disattenta critica di lasciar perdere La morte a Venezia di Thomas Mann, che invece è ripetutamente citata come la fonte d’ispirazione di Ernest.

Hemingway ha scritto Across the River rischiando, ma forse augurandosi, di essere compreso oltre l’intreccio grazie alla cifrata ma sincera rappresentazione di se stesso nel colonnello Cantwell. Chi è disposto a credere alla sua sincerità può decifrarla, e rendersi complice. Ecco allora che nella corrispondenza e negli scritti di persone all’epoca vicine a lui, prima fra tutte Adriana Ivancich, ma anche Marlene Dietrich e altri, magicamente si accendono indizi, concordanze, chiavi di accesso alla trascrizione letteraria di una vita privata sofferta, pregna di un amore in gran parte inespresso.

L’inizio del capitolo 13 è un concentrato di elementi cifrati. L’episodio dell’amore in gondola sotto la coperta militare si sovrappone molto bene a quello vissuto con Marlene nel 1934 su uno scafo più grande, il nero transatlantico Paris, con lo stesso champagne Perrier-Jouët nel secchiello del ghiaccio. L’uscita sulla nera gondola comincia – guarda caso – con Cantwell che invita Renata a immaginare che si parta per una gita in carrozza al Bois de Boulogne – a Parigi. Davvero un riferimento stravagante nella città che più ama, Venezia, tanto affascinante di suo da non farne venire in mente nessun’altra, normalmente. Credo dunque che si tratti di un ammiccamento a Marlene. Questa ipotesi è avvalorata dalla dedica di una fotografia di Marlene: “Papa – te lo scrivo su una fotografia così che tu non lo possa perdere tanto facilmente. Ti amo senza riserve. Ciò esclude che mi possa arrabbiare, offendere, ecc. ecc. Comprende Plein Pourvoir [Fornitura Completa] per te riguardo me stessa. E adesso come la mettiamo, signori?”. L’ipotesi è anche confortata da una lettera a Marlene del settembre 1949, poco prima che finisse la stesura di Across the River: “Daughter, cerca per favore di stare in contatto d’ora in avanti perché sto ultimando un libro che dovrebbe essere completo tra circa tre settimane. Penso che ti piacerà moltissimo. Se ne hai piacere ti darò una copia carbone del manoscritto. Tu ci sei dentro e non c’è dentro nessun altro perché è tutto inventato. Ma è inventato bene come so fare io.”. Evidentemente Ernest non è del tutto sincero con lei, ma credo che Marlene sia davvero presente, e non può essere che lì. L’episodio, ai capitoli 13 e 14, si stacca nettamente dal resto del romanzo, introdotto da un pretesto inverosimile: la cena a due dei capitoli 11 e 12 vede svuotarsi una bottiglia di Capri bianco, una di Valpolicella e due di champagne Roederer, senza che nessuno dei due accusi traccia di ebbrezza. Vino preceduto da tre Montgomery a testa all’Harry’s Bar, praticamente gin puro. Il pretesto narrativo vale a esaurire la scorta di champagne Roederer in fresco al piccolo ristorante del Gritti, fuori stagione turistica, per far comparire quella bottiglia di Perrier-Jouët, che accompagna la coppia in gondola. Un cambio di scena etilico, con un’altra Renata. Un cambio di scena che è anche occasione per una raffinatezza letteraria. Il capitolo 13 ha nelle prime righe una citazione dalla poesia The Tyger, dalle Songs of Experience, di William Blake. Questo l’incipit del capitolo:

They went out the side door of the hotel to the imbarcadero and the wind hit them. The light from the hotel shone on the blackness of the gondola and made the water green. She looks as lovely as a good horse or as a racing shell, the Colonel thought. Why have I never seen a gondola before? What hand or eye framed that dark-ed symmetry?

[Mia traduzione] Uscirono sull’imbarcadero dalla porta laterale dell’albergo, e il vento li investì. La luce proveniente dall’albergo splendeva sul nero della gondola e rivelava il verde dell’acqua. È bella come un buon cavallo o come una barca da corsa, pensò il colonnello. Perché non ho mai osservato prima una gondola? Quale occhio o mano ha foggiato una simile abbrunata armonia?

Ecco la prima strofa della poesia di Blake:

Tyger! Tyger! burning bright

In the forests of the night,

What immortal hand or eye

Could frame thy fearful symmetry?

[Mia traduzione] Tigre! Tigre! che bruci luminosa

Nelle foreste della notte,

Quale occhio o mano immortale

Ha saputo foggiare la tua tremenda armonia?

La nera gondola è dapprima assimilata a un buon cavallo o a una barca da corsa, e si può supporre che il riferimento sia ancora alla bruna Adriana, che Ernest chiamava Great Black Horse. Ma subito Hemingstein passa alla citazione di Blake, evocando una luminosa tigre che brucia nelle foreste della notte. Sono convinto che la sua intenzione cambi alla biondissima Marlene, che brucia felina nel buio delle sale cinematografiche e nelle notturne foreste del desiderio maschile, lei che è un sex symbol per definizione: per due capitoli palpiterà sotto la mano rovinata del colonnello Cantwell, in una scena che trasmette al lettore una tensione erotica incompatibile con l’ancora segreta femminilità di una nobile diciottenne educata rigidamente nella religione cattolica, dedita a opere di carità e mai ancora innamorata, per quanto sia bella ed esuberante come Adriana.

La citazione di Blake non risulta colta da nessun critico o biografo, finora; tanto meno come cifra o messaggio in bottiglia. Nemmeno Adriana, che scrive poesia, ne parla mai. Marlene, avvisata (“Tu ci sei dentro…”), l’avrà colta sicuramente. Adriana avrà invece notato quell’elisabettiano dark-ed col trattino, di dark-ed symmetry, reso bisillabico dal trattino come fearful, perché proprio lei aveva spiegato a Ernest che nel XVII secolo la peste aveva messo a lutto le gondole, fino allora di diversi colori e riccamente ornate.

Postilla frivola. Una chiacchiera, sicuramente giunta all’orecchio di Ernest, che conosceva bene la storia veneziana di d’Annunzio, dà ulteriore senso alla scena d’amore in gondola. Una delle celebri amanti del Vate, Luisa Casati Stampa di Soncino, abitava proprio di fronte alla Casetta Rossa, nel palazzo Venier dei Leoni dal quale ho preso la foto vista prima. Pare che i due avessero fatto l’amore la prima volta su una gondola…

Da Across the River è decifrabile il grande amore italiano di Hemingway: la vicenda del colonnello e di Renata si apre e si chiude nel punto del primo incontro di Ernest e Adriana, il crocevia delle Quattro Strade di Latisana , a cinquecento metri in linea d’aria dalla villa Ivancich di San Michele al Tagliamento. La grande Buick del colonnello, proveniente da est, da Trieste, si materializza a Latisana nel punto dove era arrivata da nord, da Codroipo, la grande Buick di Ernest, e da lì parte l’azione del romanzo, al capitolo 3:

[Mia traduzione] Fecero una curva e attraversarono il Tagliamento su un ponte provvisorio. C’era verde lungo gli argini e c’erano uomini a pescare lungo la riva opposta, dove l’acqua correva profonda. Stavano riparando il ponte saltato in un ringhio di martelli pneumatici, e settecento metri più in là si vedevano gli edifici sfondati e le dipendenze di quella che una volta era una villa costruita dal Longhena , ora distrutta, là dove i bombardieri medi avevano sganciato il loro carico.

L’ispirazione è chiarissima, la vicenda parte dal luogo dell’incontro di Ernest con Adriana: dall’ultimo lembo del Friuli il colonnello entra nel Veneto passando il Tagliamento, vede la casa bombardata di Renata, poi entra per tre giorni nella sua vita, come in un sogno impossibile che abbandona staccandosi dal Veneto alla fine del terzo giorno. Rientra in Friuli, giunge alle Quattro Strade e svolta a sinistra verso nord, verso Codroipo, sulla strada che aveva portato Ernest da Adriana. Al capitolo 45:

‘Gira a sinistra,’ disse il colonnello.

‘Non è la strada per Trieste, signore,’ disse Jackson.

Vanno verso Codroipo. Senza un’apparente ragione, il colonnello cita il generale confederato Stonewall Jackson:

“No, no, attraversiamo il fiume e andiamo a riposarci all’ombra degli alberi.”

Il fiume c’è davvero, è il Tagliamento, e oltre il Tagliamento, tra gli alberi, c’è la casa distrutta di Renata, il riposo proibito. Il colonnello muore sul sedile posteriore della grande Buick, con accanto il suo ritratto.

Jackson inverte la marcia,

… facing south toward the road juncture that would put him on the highway that led to Trieste…

Le Quattro Strade, “the road juncture”. Non junction o intersection o crossing, ma juncture, “a particular point in events or time”, secondo la definizione del New Oxford American Dictionary. Il punto particolare, la chiave dell’intero romanzo e della vita dell’autore. Il crocevia, dove la storia era cominciata, vede così il ritorno da Codroipo sulla grande Buick, come se potesse cominciare una nuova desiderata storia. E forse avrebbe potuto, nel settembre del 1950, all’epoca della prima pubblicazione di Across the River. Adriana stava per imbarcarsi sulla nave che l’avrebbe portata da lui, a Cuba, il 27 ottobre. Lo scandalo scoppiato in Italia proprio in seguito alla pubblicazione di Across the River l’avrebbe fatta andar via il 7 febbraio 1951. Ernest e Adriana si sarebbero rivisti solo nel 1954, a Venezia, a Percoto e a Nervi. Ma Adriana sarebbe rimasta nel cuore di Ernest fino alla morte, e oltre.

Il codice Hemingstein continua anche in The Old Man and the Sea, dedicato ad Adriana, che ne avrebbe ricevuto in dono il manoscritto. Subito nell’incipit, dove la prima parola è He (He-mingstein?):

He was an old man who fished alone in a skiff in the Gulf Stream and he had gone eighty-four days now without taking a fish.

[Mia traduzione] Santiago era un vecchio che pescava da solo su una barchetta nella Corrente del Golfo e aveva passato gli ultimi ottantaquattro giorni senza prendere un pesce.

Dicevo dei sette anni di carestia creativa. Ecco che un’apparente incongruenza fa scoprire un codice. The Old Man and the Sea, la storia che ha scritto dopo Across the River, narra di un vecchio pescatore, forse il più bravo di tutti, che da ottantaquattro giorni non cattura un pesce. È inverosimile, eppure Hemingstein lo scrive. Non può essere che un messaggio in bottiglia. È il segno che il pensiero di Adriana lo accompagna costantemente nei suoi momenti creativi: se ai giorni si sostituiscono i mesi, e si passa per una scomposizione in fattori primi, si vede che ottantaquattro mesi corrispondono esattamente ai sette anni dall’entrata in guerra degli Stati Uniti all’incontro con Adriana, che vivifica la vena di Ernest e che, dopo la scrittura di Across the River, un buon libro, gli consente di scrivere quel grande libro, la chiave al premio Pulitzer e al Nobel.

È Adriana il warbler, l’uccellino canoro che raggiunge sfinito Santiago/Ernest mentre questo è trascinato dal marlin, il grande pesce che è il suo stesso destino. Il destino che pure rispetta e ama, cui non vuole sottrarsi e che sfocerà nella grandezza dell’amore e della speranza fonti di vita, pur lasciandolo a mani vuote. Un altro episodio inverosimile, dopo gli ottantaquattro giorni senza un pesce, ma certamente vero com’è vera Adriana, poetessa e fresco spirito libero che Ernest non potrà tenere presso di sé. Nell’immaginario dell’autore il warbler è assolutamente femmina, col suo significato slang di girl singer , ciò che spiega la scelta di quel nome generico, invece di uno semplice e definito. Il caso gli fa posare il warbler sulla sagola tesa, presso la mano, distogliendolo dalla realtà ma aprendolo al pensiero sulla sorte di chi si ama. Desidera di poterlo accompagnare al sicuro, sulla terraferma, al riparo dai falchi – ed è facile pensare ai giornalisti e ai maldicenti che perseguitano e sfiniscono Adriana. Come il warbler, per la prima volta Adriana ha attraversato il mare per raggiungere Ernest al porto dell’Avana, da nord, un evento che forse a lui sembrava impossibile, come è improbabile che un uccellino si posi presso la mano di un pescatore. Uno strappo del marlin, la durezza del destino, gli fa saltare il warbler dalla sagola, lo fa volar via, come lo priverà di Adriana. La distrazione gli costa una profonda ferita nella mano destra, che è anche un profondo segno nella sua scrittura. [Raccontando del suo ultimo incontro con Hemingway , nel giugno del 1961, Aaron Hotchner riferisce: Ernest non stava guardando me; contemplava un uccellino che cercava cibo tra i cespugli. Mi viene naturale pensare che Ernest rivivesse l’episodio di The Old Man and the Sea, e rivedesse Adriana]

E Rigel, la stella più luminosa di Orione che Santiago vede a oriente subito dopo il tramonto, in settembre. Una cosa impossibile a quelle latitudini, che sicuramente Hemingstein, vecchio marinaio del Pilar , ha considerato, sopportando e ignorando paziente le successive e numerose segnalazioni d’errore. È dunque la metafora di qualcosa altrettanto impossibile. L’amore di Adriana? Dal mare di Cuba anche Adriana è a oriente, sotto l’orizzonte, a Venezia.

C’è una poesia di Adriana, pubblicata nel 1953, l’anno dopo The Old Man, che si accompagna al pensiero di Santiago, e gli risponde:

Tramontate pure, o stelle

Nascondetevi nei vostri cieli

Saprei ritrovarvi

– se lo volessi –

***

Il 26 marzo 1954 Hemingstein arriva a Venezia da Mombasa sulla motonave Africa, reduce dalla stagione di safari conclusa da due drammatici e consecutivi incidenti aerei. Con le gravi ferite e ustioni riportate, Ernest avrebbe dovuto preoccuparsi soprattutto della sua salute, e farsi curare in qualche clinica di grido. Preferisce andare a Venezia da Adriana, per rassicurarla, abbracciarla, stare un poco con lei, a dispetto dell’infuriare delle maldicenze. È il momento della rinuncia definitiva ad Adriana, dalla quale lo separano l’età, l’educazione, lo status di pluridivorziato, il pubblico pregiudizio. Ernest e Adriana si incontrano per l’ultima volta a Nervi presso Genova, ai primi di giugno del 1954, prima dell’imbarco sulla motonave per emigranti della Sidarma intitolata a Francesco Morosini, un eroe della Serenissima. Avrebbe potuto scegliere un lussuoso e veloce transatlantico, invece Ernest vuole uscire dalla vita di Adriana il più lentamente possibile, su una nave simile alla Luciano Manara, quella che gli aveva portato Adriana a Cuba quattro anni prima. Il 1954 è l’anno del Nobel, e l’inizio del tramonto, della depressione che lo porterà al suicidio nel luglio del 1961.

Fino all’ultimo Hemingstein protegge Adriana. Quattro mesi prima di morire fa sottoscrivere al suo agente e sceneggiatore Hotchner una scrittura privata che al punto 3 recita: “Con riferimento al libro ACROSS THE RIVER AND INTO THE TREES, i brani in argomento da voi usati nella sceneggiatura, i cui diritti di rappresentazione vi ho a tal proposito concesso, sono limitati nell’uso all’interno del vostro dramma per legittima presentazione sulla scena, soltanto in inglese, negli Stati Uniti e in Canada, e precisamente tale brano di quel lavoro utilizzato nel dramma non può essere usato in nessuna presentazione dell’opera a mezzo cinema, televisione, radio, o in esecuzioni in lingua straniera.” Tutte le altre opere sono escluse da tali limitazioni, perché solo questa può far del male ad Adriana. Le sceneggiature, potenzialmente più pericolose dell’originale, non devono arrivare in Europa.

Adriana ed Hemingstein non hanno mai litigato. Non risulta che Ernest abbia mai avuto un tale rispetto per nessun’altra donna, nemmeno per le mogli. Hemingway non ama essere contraddetto, né che gli si dica come e dove sbaglia. Da Adriana accetta tutto, non per debolezza o condiscendenza, ma semplicemente perché riconosce inoppugnabile, magari non immediatamente, il punto di vista sincero e disinteressato di una persona di estrema pulizia morale e intellettuale, innocente al limite dell’imprudenza – finita poi crocifissa dagli inevitabili pettegolezzi.

Crocifissa anche dopo il suicidio, avvenuto il 23 marzo 1983 nella tenuta in località Giardino, tra Capalbio e Ansedonia, in provincia di Grosseto, dove abita col marito conte Rudolph von Rex. Penso al malevolo e insulso articolo di Fernanda Pivano sul Corriere della Sera del 26 marzo, che, il giorno dopo il funerale di Adriana, ricorda come all’Harry’s Bar di Venezia “Hemingway non si stancava di fissare trasognato i grandi occhi seducenti, il torso procace e le lunghe gambe snelle che la giovinetta teneva per lo più in pose un po’ cinematografiche.”

Adriana riposa nel remoto cimitero di Porto Ercole, al Monte Argentario, nel campo riservato agli stranieri. E ai suicidi.

***

Dopo 45 anni dalla prima uscita Mondadori ha ristampato l’edizione Oscar, emendata occultamente degli errori più evidenti da un oscuro redattore che ha probabilmente attinto alle segnalazioni da me direttamente inviate o al mio Diario di traduzione apparso a puntate nel 2005 su Intramel, il vecchio benemerito blog di Giuseppe Iacobaci. Al Diario erano seguiti diversi altri articoli e schede su www.retididedalus.it, www.biblit.it e www.enciclopediadelledonne.it. Non sono note precedenti iniziative dirette a sollecitare riparazioni del guasto, né a mettere in discussione il mito di Fernanda Pivano. Immagino che proprio per salvare il mito di “Nanda” – e il folto catalogo delle sue pubblicazioni – Mondadori non abbia preso in considerazione ritraduzioni radicali per The Old Man e Across the River. Qualsiasi altra ragione, anche il rispetto della scelta contrattuale di Pivano come traduttrice fatta a suo tempo dall’inconsapevole Hemingway, fa comunque torto a uno dei protagonisti della letteratura del Novecento.

Il testo è stato corretto in almeno 244 punti. Molte sviste sono state solo rappezzate, altre sono rimaste, una delle più comiche addirittura messa in quarta di copertina, come citazione dal capitolo 38: “…c’è sempre un tale silenzio quando muore un pesciolino rosso.” Una frase triste, fondamentalmente sciocca, che uno immagina richiamare il contenuto del libro. Invece la battuta è soltanto la cattiva traduzione di parte del Supremo Segreto dell’immaginario Ordine Cavalleresco di Brusadelli, così rivelato dal suo fondatore, il colonnello Cantwell, per l’investitura di Renata [28]: “Love is love and fun is fun. But it is always so quiet when the gold fish die.” Non si tratta di un pesciolino rosso, ma dei pesci rossi al plurale, in greve ma sottile allegoria. Una frase a doppio senso che si può tradurre al singolare per licenza poetica, per la rima, ma con articolo determinativo, per esempio così: “L’amore è amore e lo spasso è spasso. Ma c’è sempre tanta pace quando il pesce rosso giace.” Pare che il doppio senso non sia evidente nemmeno ai madrelingua, sottile com’è. È lo stesso Hemingway a comprovarlo nell’immediato commento di Renata all’investitura: – “I am very proud and happy to be a member of the Order,” the girl said. “But it is, in a way, a rather rough order.” –

La nuova copertina si distingue anche per il soggetto fotografico scelto, una triste immagine in bianco e nero di un pensionato che butta becchime ai piccioni sul molo di San Marco, con lo sfondo dell’Isola di San Giorgio Maggiore; un’assurdità firmata da ben tre professionisti, per presentare un romanzo di Amore, Onore e Morte!

La traduzione di Across the River nell’edizione rilegata dei Meridiani è tuttora l’originale di Fernanda Pivano. Entrambe le versioni hanno finora impedito che il pubblico potenzialmente più aperto alla comprensione della narrazione di Hemingway, quello italiano, potesse goderne appieno. I personaggi e le ambientazioni risultanti dalla scadente interpretazione italiana del minuzioso e complesso lavoro non sono riconoscibili, nemmeno con le intuizioni di chi, vivendo nei luoghi di quella storia, potrebbe affrontare con maggior facilità la lettura del controverso libro. I più attenti e fortunati, come me che l’ho ritradotto di mia iniziativa, avrebbero potuto cogliere in una traduzione decente il filo delle vicende personali dell’autore.

***

Due parole sul saggio, Il Fiume, la Laguna e l’Isola Lontana, che conclude anni di appunti e illuminazioni sull’argomento di cui stiamo parlando. Il saggio è in realtà una storia – scandita su La Torre Bianca di Adriana – che raccoglie gli indizi tratti dagli ultimi due libri di Ernest, Across the River and Into the Trees e The Old Man and the Sea, e conduce il lettore – mi auguro – a considerare come me Adriana la donna della sua vita. Come accennavo, il postulato del mio lavoro è la sincerità di Adriana nel suo libro e di Adriana ed Ernest nella loro corrispondenza. L’affetto di Adriana per Ernest, l’amore e il rispetto di Ernest per Adriana sono tali da escludere la menzogna. Partendo da tale postulato le osservazioni e gli spunti che nascono dalla lettura dei due libri di Hemingway e de La Torre Bianca, confrontati con le lettere tra i protagonisti e le persone a loro vicine, vanno al loro posto e rendono verosimile e affascinante il quadro di un rapporto tra uomo e donna unico e straordinario, esaltato riversandosi in quelle due ultime pubblicazioni di Hemingway vivente che, essendo soprattutto celati messaggi d’amore, sono finiti in mano ai lettori e agli studiosi come libri di narrativa, ordinaria o straordinaria che sia giudicata. Gli studiosi sono andati in cerca di simbolismi e talvolta hanno creduto di coglierli, ma erano troppo lontani dai sentimenti per riuscirci.

Si dice che la lettura più attenta sia quella del traduttore. Di mio aggiungo che se il traduttore è attento ai segni e aperto alle percezioni, si trova in mano le chiavi del cuore del suo Autore, se il suo Autore ha un cuore. Alla luce del mio lavoro i due libri di Hemingway possono essere riletti e riscoperti. E allora, oltre al celebrato Il vecchio e il mare, anche Oltre il fiume, tra gli alberi potrà essere finalmente considerato un buon libro, Ernest potrà guadagnare un credito di insospettata sensibile dolcezza, Adriana trovare una tardiva riconsiderazione, e ricevere idealmente un fiore.

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