Literary Translation in Practice, Lecce, 10-11 maggio 2012“Critical analysis of published translations”

Attestato partecipazione Literary Translation in Practice 11-5-2012

Literary Translation in Practice, Lecce, 10-11 maggio 2012

“Critical analysis of published translations”

Ritradurre Hemingway, conoscere Ernest e Adriana

Abstract

Qual è la storia vera di Ernest Hemingway e Adriana Ivancich, la ragazza veneziana musa ispiratrice di Across the River and Into the Trees e del capolavoro The Old Man and the Sea? Dopo più di mezzo secolo di pettegolezzi e mistificazioni, è tempo di operare un’autentica riabilitazione della memoria di Adriana e una ridefinizione della figura di Ernest, tormentato anche in vita da biografie nelle quali non si riconobbe mai.

La storia si ravvisa nei messaggi destinati ad Adriana, nascosti nelle metafore degli ultimi due libri di Hemingway a opera dell’alter ego privato dell’autore, quello “Hemingstein” che Ernest stesso creò e che riappare nel suo racconto inedito Black Horse proprio in relazione ad Adriana. La decifrazione dei messaggi parte da un’analisi critica delle traduzioni dei due testi di Hemingway attualmente esistenti in italiano, che si dimostrano inadeguate alla resa di “Hemingstein” al punto da rendere necessaria l’esecuzione di ritraduzioni integrali, per proseguire in una indagine che interessa i libri di Adriana (il biografico La torre bianca e la raccolta di poesie Ho guardato il cielo e la terra), il Notturno di Gabriele d’Annunzio (modello di Across the River and Into the Trees e chiave del riconoscimento in Adriana della protagonista Renata) e la corrispondenza tra Ernest, Adriana e i testimoni della loro vicenda.

A partire dall’analisi critica delle traduzioni di due classici, emerge una loro rilettura e reinterpretazione che restituisce Adriana ed Ernest alla verità storica e biografica.

Relazione

Nel 2003, mentre lavoravo alla traduzione di un romanzo di Emily Holmes Coleman, mi venne l’idea di cimentarmi, come esercizio parallelo e per fare un raffronto, con un autore a lei contemporaneo ma ben più noto e già tradotto. Tra i libri di Ernest Hemingway, scelsi Across the River and Into the Trees, tradotto da Fernanda Pivano per Mondadori col titolo Di là dal fiume e tra gli alberi. Coleman e Hemingway erano entrambi statunitensi, nati nel 1899 ed espatriati della cosiddetta lost generation. Due autori diversi, cresciuti però tra le due guerre mondiali nello stesso ambiente culturale europeo e parigino, dove partecipavano all’intensa vita letteraria contribuendo al nascente canone autobiografico modernista e a riviste d’avanguardia come transition.

Tradussi il primo capitolo di Across the River senza guardare la traduzione di Mondadori, poi feci il confronto. Continuai nello stesso modo per altri due capitoli… Il riscontro fu talmente imprevisto da indurmi a parlarne con addetti ai lavori. Le mie scoperte suscitarono incredulità, forse perché mettevo in discussione riferimenti culturali considerati intoccabili. D’altra parte a quel punto ritenni più interessante continuare l’analisi che cercare consensi e pareri terzi. L’impresa proseguì negli intervalli del mio impegno principale con la Coleman. La frammentazione nel tempo fu però un vantaggio, in prospettiva, perché favorì la raccolta di informazioni che andarono progressivamente a illuminare il senso del lavoro di Hemingway, un senso infuso anche nella scrittura dell’ultimo libro pubblicato mentre era in vita, il racconto che gli meritò il Pulitzer e il Nobel, The Old Man and the Sea.

Adriana Ivancich, nata nel 1930, era una giovanissima ragazza dell’aristocrazia veneziana quando, nel 1948, conobbe Hemingway. Il ruolo di Adriana nell’arte e nei sentimenti di Ernest Hemingway fu tale che credo la si possa definire, senza esagerare, la donna della sua vita. Purtroppo, su di lei sono circolate e continuano a circolare informazioni generiche, superficiali, spesso malevole.

Quando, nel marzo del 2008, entrai in possesso di una copia de La torre bianca, il libro autobiografico pubblicato nel 1980 da Adriana Ivancich, l’analisi della traduzione subì un’accelerazione. L’ambiente veneziano, ritratto con naturalezza dalla Ivancich, coincideva perfettamente con quello descritto in Across the River and Into the Trees, che però in traduzione era stravolto, svelando una resa assolutamente inadeguata: un lampione diventava un faro, una chiesa dall’imponente e aerea facciata barocca diventava una chiesetta, una gondola diventava una ragazza. Un gondoliere che per contrastare il vento inclinava la barca nella tradizionale voga asimmetrica, nella traduzione faceva sdraiare la passeggera sul fianco.

Continue assonanze tra il libro della Ivancich e il romanzo di Hemingway, perse nella traduzione corrente, rendevano necessario completarne la ritraduzione. Portai dunque a termine il lavoro, analizzando contestualmente la versione Pivano da diversi punti di vista: il linguaggio militare, la testimonianza storica sulla seconda guerra mondiale e, soprattutto, la vicenda personale, autobiografica dell’autore, così come è leggibile in filigrana nel testo. Un’impresa che ha aperto la strada a una ricostruzione mai fatta, secondo le mie ricerche, nemmeno sul testo inglese, e possibile soltanto ai testimoni diretti della vicenda, ormai quasi tutti scomparsi, oppure a lettori particolarmente vigili e accorti, come sono certamente i traduttori.

Il lavoro di analisi, volto alla definizione delle implicazioni biografiche e storiche, assunse anche un valore didattico con la decisione di tenere appunti sulle differenze di interpretazione dell’originale. Una compilazione relativamente semplice da eseguire in corso d’opera, che si è rivelata qualcosa di più di una mera elencazione di errori; piuttosto un compendio dei trabocchetti che un traduttore può non vedere a una lettura senza riferimenti al vissuto e all’ambiente del suo autore o anche, semplicemente, non sufficientemente attenta ai dettagli di concretezza tecnica, quando questi sono determinanti per la comprensione generale. La compilazione fu estesa a The Old Man and the Sea, una volta capito che era necessario ritradurre anche quel libro, direttamente ispirato, come il precedente, da Adriana Ivancich. Gli appunti, 20 pagine intitolate Hemingway Reloaded, sono a disposizione.

Ecco dunque che dalla attenta lettura associata alla traduzione emergono elementi più che sufficienti a inquadrare Ernest Hemingway e Adriana Ivancich in una prospettiva radicalmente diversa, contrastante con quella delineata dalla saggistica biografico-letteraria più accreditata e da decenni di pubblicistica. Se poi chi legge è in grado di cogliere le metafore rivolte ad Adriana e di incrociarle con ciò che Adriana ha scritto – la citata Torre bianca e il volumetto di poesie Ho guardato il cielo e la terra – ecco che gli capita la felice possibilità di riabilitare la memoria di Adriana, e anche di Ernest. Perché i libri, e la corrispondenza dei protagonisti che si trova a consultare, sono ovviamente più attendibili del gossip e delle speculazioni – tutte fonti secondarie, terziarie o peggio – di quei biografi che non avevano mai potuto intervistare Hemingway né Adriana Ivancich, e nei cui lavori, scritti mentre ancora era in vita, Ernest non si era mai riconosciuto.

Nella scrittura di Hemingway si scopre un autore parallelo, Hemingstein, che è la personalità vera e privata di Ernest. Questo alter ego Hemingstein è una sua invenzione. Hemingstein non si rivolge ai lettori, bensì alla persone vicine che lo ispirano e lo accompagnano nella sua esistenza segreta, inaccessibile ai biografi e ai critici, ma registrata, trasfusa nelle sue opere.

Adriana Ivancich Biaggini occupa un posto speciale tra queste persone ma, per sua disgrazia, Hemingstein scrive contemporaneamente nello stesso libro, Across the River and Into the Trees, metafore per lei e per Marlene Dietrich, la famosa attrice sua coetanea e confidente. Nel romanzo la protagonista femminile Renata scambia col colonnello Cantwell atti d’amore sia platonico, represso, che sensuale, liberato; il platonico vissuto da Hemingway nella realtà con Adriana, il sensuale con Marlene. Purtroppo i lettori identificano in Renata e in tutti i suoi atteggiamenti Adriana, che sarà tanto nobile da non attribuire mai ad alcun altro personaggio reale i comportamenti che la fanno bersaglio dei pettegolezzi dopo la pubblicazione del romanzo. Né Hemingway trova mai il coraggio di parlare in pubblico con la voce di Hemingstein, forse per evitare problemi nel suo matrimonio con Mary Welsh e nei suoi rapporti con Marlene Dietrich, o per non apparire vittima di infatuazioni senili.

Hemingstein compare nella corrispondenza privata di Hemingway, ma anche in opere che non giungono alla stampa, come il racconto Black Horse, donato ad Adriana in occasione di una delle visite a casa sua, un palazzo storico di Venezia, in Calle del Rimedio. È “la storia dell’americano Hemingstein che aveva per amico un cavallo veneziano, un campione, il cavallo più veloce del mondo”, col quale frequentava l’Harry’s Bar, tra lo scandalo generale. Ma l’americano e Black Horse – uno degli appellativi di Adriana – se ne infischiano… Il racconto non viene pubblicato perché i personaggi sono riconoscibili, e presi in giro per un gioco tra Ernest e Adriana.

The Old Man and the Sea è scritto soltanto per Adriana, e completato quando ormai lei, investita dallo scandalo, non gli è più vicina. Ma nell’animo di Hemingstein tutto è più chiaro e semplice, ridisegnato dal dolore della separazione e dal senso di colpa. La chiarezza, la semplicità si riversano nel piccolo capolavoro, così diverso dal resto delle sue opere. Con un filo d’ipocrisia Ernest aveva dedicato Across the River alla moglie Mary. The Old Man l’ha dedicato ai defunti amici Charlie Scribner e Max Perkins; il manoscritto però lo dona ad Adriana. Semplicemente.

L’analisi di una traduzione è per definizione una procedura minuziosa, che si sofferma su ogni frase, sulle singole parole. Ed ecco che frasi e parole strane, nel contesto, accendono domande, alimentano riflessioni, portano a scoperte. Le stranezze sono numerose. Ne riporterò due da Across the River, una da The Old Man.

La prima. Il Notturno di Gabriele d’Annunzio.

Il colonnello Cantwell, protagonista di Across the River, cita il Notturno sfilando in motoscafo sul Canal Grande davanti alla Casetta Rossa dannunziana, dove fu scritto, e ne consiglia la lettura al suo autista, un meccanico del Wyoming che davvero non si comprende quale interesse possa avere in quel libro. Ebbene, la citazione è un tributo all’opera dalla quale Hemingway ha tratto ambientazione e struttura del suo romanzo, e perfino il nome della protagonista. Nel Notturno leggiamo della Sirenetta, la figlia di D’Annunzio e di Maria Anguissola Gravina, che prepara le strisce di carta sulle quali il Vate scrive una sola riga di testo per volta, costretto com’è con gli occhi bendati da una ferita di guerra; la Sirenetta poi trascrive le strisce, con una funzione liberatoria dell’arte del padre simile a quella di Adriana sulla scrittura di Ernest. Il nome di battesimo della Sirenetta è Eva Renata Adriana… Hemingstein non può non notare la coincidenza, che è già ispirazione: all’archetipo della donna, Eva, vede associata Adriana, sua musa e frutto proibito. La protagonista del suo romanzo, che è la stessa Adriana, non può che chiamarsi Renata. Una soluzione tanto semplice al mistero di quel nome non è mai stata notata.

Si può verificare che il Notturno ha una struttura molto vicina a quella di Across the River. Scrive Elena Ledda, nella prefazione all’edizione Garzanti: ‘…l’opera sembra fondata su una sorta di sovrapposizione fantastica e allucinatoria di tre piani temporali che vicendevolmente si scambiano: il presente della scrittura e della malattia, il passato recente degli episodi di guerra, il passato remoto dei ricordi d’infanzia (…). E pochi ma essenziali sono gli elementi attorno ai quali si sviluppa questa narrazione frammentata: la morte, la guerra, la cecità, la donna’. Basta sostituire alla cecità la malattia cardiaca, e il canovaccio è identico.

La seconda stranezza. L’amore in gondola.

Questo è l’episodio col quale Hemingstein commette la leggerezza di cui si pentirà per sempre: nel libro scritto per Adriana incastra un ricordo risalente al 1934, un omaggio alla sua amica Marlene Dietrich, un omaggio di cui aveva avvisato l’attrice prima dell’uscita del libro. Il giro sulla nera gondola, che parte con un accenno a una poesia di Blake e ai sobborghi di Parigi, e con una bottiglia di champagne Perrier-Jouët al seguito, replica una notte d’amore sul nero transatlantico Paris. L’incipit del capitolo tredicesimo si può decifrare come una cartolina per Marlene, evocata come la tigre di Blake che arde luminosa nelle foreste della notte.

Si può chiaramente immaginare lo scandalo suscitato da quei due sensuali capitoli in cui il cinquantenne colonnello fa l’amore in gondola con una Renata nemmeno diciannovenne. Quella Renata non è Adriana, bensì Marlene. Una semplice constatazione, sufficiente a riabilitare la memoria di Adriana, musa e mai amante.

La terza stranezza, tra le molte in The Old Man and the Sea.

È Rigel, la stella più luminosa della costellazione di Orione, che il vecchio pescatore Santiago contempla subito dopo il tramonto, in settembre. Una cosa impossibile, perché Rigel non è visibile in quella stagione, a quelle latitudini. Una cosa che Hemingway, vecchio marinaio del Pilar, sicuramente considerò, sopportando e ignorando paziente le ripetute segnalazioni d’errore. Rigel è una metafora di Adriana, amore impossibile. Santiago vede Rigel nel cielo di Cuba, verso oriente, verso Venezia, dove c’è Adriana, che Hemingstein non può più raggiungere. Una poesia di Adriana, pubblicata l’anno successivo all’uscita di The Old Man and the Sea, risponde alla visione di Santiago:

Tramontate pure, o stelle

Nascondetevi nei vostri cieli

Saprei trovarvi

– se lo volessi –

Cosa può dunque scaturire dall’analisi di traduzioni già pubblicate da tempo, avendo a fronte il testo originale? Ciò che non sempre si trova in saggi, biografie, critiche, cioè nelle fonti secondarie. Il messaggio vero dell’autore è nelle fonti primarie, cioè le sue opere, le sue lettere, e le opere e lettere altrui, scritte in relazione alle sue. Non si scoprirà l’assoluta verità, ma salterà agli occhi il contrasto con le teorie nate da una superficiale conoscenza dell’autore. Riassumo l’analisi in alcune considerazioni:

La prima: Ernest Hemingway non era un supermacho, né poteva scrivere solo sotto l’influenza dell’alcool, come lasciano intendere stereotipi passati nei dizionari di slang; era un forte bevitore, e all’apparenza burbero, ma era sensibile, insicuro e desideroso d’affetto, e aveva una vita privata tesa a lealtà e rispetto, fiducia e amore.

La seconda: Adriana Ivancich è stata l’ispiratrice di Across the River and Into the Trees e, soprattutto, di The Old Man and the Sea. Nel primo caso è stata identificata con la protagonista del libro, Renata, che ne possiede tutte le caratteristiche fisiche e anagrafiche. Avventatamente però Hemingway ha raccontato Renata in comportamenti all’epoca indecenti ed estranei ad Adriana, consegnando la ragazza veneziana allo scandalo. Hemingway non ha poi avuto il coraggio di contrastare pubblicamente le calunnie conseguenti; ha invece idealizzato l’amore e il rispetto per Adriana rifugiandosi nella scrittura di The Old Man and the Sea, per evocarla in quelle pagine con riferimenti velati e metafore delicatissime che oggi consentono, comunque, di riscattare entrambi.

La terza: a sessant’anni di distanza dalla pubblicazione degli ultimi libri di Hemingway, si possono scoprire importanti aspetti della vita dell’autore, sfuggiti per tutto questo tempo ai biografi e alla critica, semplicemente leggendo quei libri, e constatando che gli scritti dei personaggi collegati combaciano con gli indizi lasciati – consciamente, con la volontà di Hemingstein – dal grande narratore.

Osservo infine che le cattive traduzioni di buoni libri, finché restano le uniche per questioni di diritto d’autore o per scelta economica dell’editore, celano zone d’ombra che può valer la pena di esplorare, magari con progetti di ricerca. Si consideri che, se la qualità delle traduzioni prese a parametro non fosse stata così scadente, non avrei avuto lo spunto per indagare su tratti finora trascurati dell’arte e della vita di Ernest Hemingway e Adriana Ivancich.

Ringrazio Irene Abigail Piccinini per il contributo nella impostazione e revisione di questa memoria, che mi auguro abbia suscitato nuovo interesse sull’argomento.

Nota al testo:

Anche il recente lavoro di Paul Hendrickson, Hemingway’s Boat: Everything He Loved in Life, and Lost, 1934-1961, rielabora arricchendolo quanto già noto da numerose altre biografie, certo in modo preciso e avvincente, ma non riesce a cogliere più di una infatuazione di Ernest per Adriana. Leggendo Across the River and Into the Trees, Hendrickson identifica nella descrizione del vecchio motoscafo di Venezia i caratteri del Pilar, la barca amata da Hemingway, ma non sa scorgere allo stesso modo le tracce in filigrana di persone amate da Ernest, perché nemmeno sospetta l’esistenza di tali tracce, assecondando il consolidato stereotipo dello scontroso alcolista misogino dall’ego gigantesco, incapace di vivere e comunicare profondi sentimenti d’amore. Quei sentimenti invece Hemingstein li ha infelicemente vissuti, fino al momento in cui si è sparato via il cervello, lasciando intatto il cuore.

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