Tradurre Emily – Appunti sulla vita che cambia (4)

Tradurre Emily – Appunti sulla vita che cambia

Quarta e ultima puntata: Compagni di strada

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Straordinaria è anche la narrazione, la continuità che rappresenta il dramma personale, la vita in ospedale psichiatrico (efficiente, decoroso, ma fornito di sbarre), le relazioni che vi nascono, spesso come specchio della società esterna. E sempre l’intimo è contrapposto all’interpersonale, all’indesiderato, al violento:

The logs snapped, and darted glints of fire into the room, and fell back from the grating. Viciously the flames leaped up the chimney. The logs settled underneath like piles in the undertow. Great scorching strength came from the fire and she leaned her face to it and her cheeks grew scarlet burned. No one spoke to her and there was no one there she knew. The fire was her peace, she was of it and alone and still. It snapped and bit and hacked the tender kindling.

A loud harsh metal clanging and a clack of heels gone fast dripping down the corridor. Into the room and before the fire spread Letty mountain breasted and her legs like veals hung up for market. With sudden jerk her great backside she plunged upon the floor. That’s a good fire screamed upon the listlessness of warmth and sunken clay.

 I ciocchi scoppiettavano, e scagliavano luccichii di fuoco nella stanza, o a ricadere respinti dalla grata. Le fiamme si slanciavano irrequiete su per il camino. I ceppi posavano nel fuoco come pali d’ormeggio nella risacca. Dal fuoco veniva un gran calore ardente e lei vi protendeva il viso mentre le guance si affocavano di scarlatto. Nessuno le parlava e non c’era nessuno che conoscesse là. Il fuoco era la sua pace, gli apparteneva ed era sola ed era tranquilla. Scoppiettava e mordeva e divorava la tenera legna secca.

Un forte dissonante clangore metallico e un crepitare di tacchi veloci picchiettanti giù per il corridoio. Letty dalle tette come montagne e con le gambe simili a vitelli appesi al mercato si espanse dentro la stanza e davanti al fuoco. Con un brusco sussulto abbatté il suo enorme posteriore sul pavimento. Che bel fuoco urlò all’impassibilità di calore e refrattari sommersi.

 Be’, un giorno ve lo potrete leggere tutto, spero. È stato notato che The Shutter of Snow anticipa di sedici anni The Snake Pit di Mary Jane Ward, di trentadue One Flew Over the Cuckoo’s Nest di Ken Kesey. È un testo precursore di una dei Modernisti di Hayford Hall, è considerato un classico a tutti gli effetti, molti corsi universitari ne prescrivono la lettura, è oggetto di studio accademico (Sophie Blanch, Sandra Chait, Thomas Foster, Miriam Fuchs, Christina Milletti, Kylie Valentine, e altri). Da noi è perfettamente sconosciuto.

Il 2002 e il 2003 passano con riletture, correzioni ortografiche, discussioni. Soprattutto con Rosalba, la ex-bibliotecaria del mio paese. Chiamiamola “quinta revisione”. Comincio a proporre Emily agli editori (Adelphi, Einaudi), ma smetto subito. Non voglio correre il rischio di bruciarla, con la mia goffaggine, tanto più che sono presto assorbito da una impresa che fa impallidire quella della traduzione del Manto: la traduzione dell’opera poetica di Emily, trentasei cartelle di titoli!

Il 2003 è un anno cardine. Da due anni sono pensionato, avendo tuttavia conservato un rapporto di consulenza interna all’azienda, per preparare la mia successione. Ma ora chiudo i rapporti col mondo metalmeccanico. Scrivo all’Università del Delaware. Entro in contatto virtuale con Rebecca Johnson Melvin, bibliotecaria delle Special Collections, e le chiedo di copiarmi delle poesie di Emily:

Hello Piero,

I have received your email and now have a student who is copying the requested poems for you. I also have some news that I hope will be of help with you on your projects. We had another visiting researcher, Jeffrey Rudick, who is also interested in Emily Coleman’s poetry. With his permission, I am relaying information on how to contact him. He said he is eager to hear what other researchers have to say about a critical selection of the poetry.

Jeffrey Rudick, studioso di Emily! Rebecca mi mette in contatto anche con Joseph Geraci, letterato, amico e curatore testamentario di Emily. Così mi scriveva Jeffrey:

I’d love to hear sometime how you and Emily met. I knew her only the last five years of the lifetime that ended in ‘74, and what a character she was! Joseph met me at Bard College, where I was completing quite a tempestuous first year and was in sore need of a fat breath of fresh air. Living at the Catholic Worker Farm only three miles up the Hudson River from Bard, they both amply provided that, both spiritually AND artistically! Joseph and I loved her (and still do) dearly. I was rather shocked about five years ago to learn that no collection (or even Selection) of her poetry had emerged in English book form. I swore to myself then and there that I’d try to do whatever I could to remedy that as soon as I could stay in Baltimore long enough to find the needed time in Newark, Delaware. Until five years ago I had no idea her work was in the archives there. So this past winter I began to add what I could to the process of bringing her poetry to light over here and in England.

Jeffrey farà per me quello che io non avrei mai potuto, col fondo cassa che mi ritrovo: scartabellare nell’archivio di Newark, fare selezioni, fotocopiarle. Con Joseph combiniamo un trio che copre il globo. Io – in Italia – trascrivo i manoscritti su file di Word; Jeffrey – in Israele, o in Canada, o negli Stati Uniti – corregge le trascrizioni; Joseph – in Olanda – controlla e critica severamente. Poi io traduco e discuto via mail ogni passaggio dubbio con Jeffrey… con reciproco delirio e con copia per conoscenza a Joseph. Sempre sotto strettissimo copyright, imposto da Joseph. A lavoro concluso, le raccolte sono depositate presso le Special Collections, a disposizione degli studiosi. Ci sono molte poesie liriche, alcune satiriche, la gran parte… mistiche! Sì, perché la vita di Emily ha avuto un altro cambiamento di rotta, vent’anni dopo l’esperienza in ospedale psichiatrico, il divorzio e una lunga serie di sfrenate anticonformistiche vicissitudini sentimentali: la corrispondenza con Jacques e Raissa Maritain dal 1942 e la conversione al cattolicesimo nel 1943. Una fede appassionata, anomala e insofferente delle gerarchie ecclesiastiche… tanto da tenere costantemente sulle spine la badessa del convento benedettino di Stanbrook, nel Sussex, che la ospitò nella foresteria per undici anni assieme al suo Bonny, un gatto nero senza coda.

A tutt’oggi (2017) ho completato quattro raccolte:

. La tempesta si avvicina – Tutte le poesie, e qualche prosa, già pubblicate su riviste letterarie

. Mani quiete – Le poesie chiave del percorso umano, letterario e religioso di Emily, molte inedite

. Una via – La seconda selezione di Jeffrey. Poesie mistiche e profane, a conflitto. Tutte inedite

. Da Kansas City, Missouri – La terza selezione, spedita da Kansas City. Una corposa raccolta di poesie della maturità di Emily. Tutte inedite

Ho in corso la traduzione di una notevole opera poetica, The Life of Jesus and Mary, trasposizione in versi dei quindici Misteri del Rosario: ancora una riscrittura dei Vangeli, come annunciato nel Manto di neve.

Il percorso di ricerca e traduzione è lungo, accidentato, con tempi imprevedibili. Sulla via trovo il tempo di divertirmi con Hemingway (si veda il primo Diario di Intramel – non più accessibile in rete ma registrato e disponibile ai curiosi), e di tradurre una poesia di Joseph e due raccolte di Jeffrey, Senso segreto e La speranza del tuono, ora unificate e destinate alla pubblicazione negli Stati Uniti con il titolo Clarity of Thunder. Due poesie di Jeffrey mi fanno guadagnare il Premio Città di Forlì del 2005. Due di Emily me lo fanno riguadagnare nel 2010. Provo a mandare a Crocetti un articolo su Emily e Jeffrey, maestra e allievo: nemmeno mi rispondono, ma sicuramente avrò sbagliato indirizzo.

Tutto questo mi cambia la vita, mi cambia il carattere. Resto marito, padre, nonno, amico. Ma dopo viene Emily, con la pazienza dei grandi. Ha tutto il tempo che vuole, e non molla.

Aspettando…

IL LIBERATORE

Chiavi che girano

        ciottolando nelle sciolte serrature

              aprendo nel fondo le porte

che si richiudono

come premature ore della morte

le pareti sono bianche

e la fila dei letti guarda fissa

tutte le sbarre andare su e giù

e nessuna di esse portar fuori

              e occhi balzanti

                     e membra rigide

                seguono il tlac delle chiavi

sono forte ora

e spaccherò quelli che portano le chiavi

                 con piccoli martelli

                 minuscoli martelli

                 che tu farai per me

                        e nasconderai nella minestra

spaccherò la testa a tutti

                 e li deporrò in file ordinate

              e alte sventoleremo le chiavi

              e spalancheremo un milione di porte

e tutte noi danzeremo nella neve

e quella povera donna nel bozzolo a spirale

si scalderà una bambola di legno contro il vestito

                 e sporgerà i capelli nel fuoco

la grata sarà tolta d’attorno al fuoco

       e la donna e le chiavi ci andranno dentro

              tutte noi

                     ci

                            danzeremo

                                   dentro

Citazioni da The Shutter of Snow: Copyright © Estate of Emily Holmes Coleman 2007

Traduzioni: Copyright © Piero Ambrogio Pozzi 2007

L’archivio delle opere di Emily Holmes Coleman si trova presso:

University of Delaware Library – Special Collections

181 South College Avenue – Newark, Delaware 19717-5267

http://www.lib.udel.edu

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