Tradurre Emily – Appunti sulla vita che cambia (1)

Tradurre Emily – Appunti sulla vita che cambia

Prima di quattro puntate: La pispola

Anno 1999, il mio cinquantacinquesimo.

Sono un progettista di macchine utensili, ormai al punto più alto di una discreta carriera che mi ha dato qualche soddisfazione e il benessere dell’italiano medio. Ho certe mie aspirazioni, indefinite, nascoste e rimandate fin dalla gioventù: per tirare avanti ho dovuto o voluto accettare situazioni sgradevoli, frustranti. Condivise e perciò sopportate, ma il me stesso è parcheggiato da decenni.

Uso professionalmente il computer, da quando esiste, e decido di installarne uno a casa, nel ripostiglio. Penso a una futura attività di consulenza. Ci sono tutte le premesse: conosco il mestiere, conosco un sacco di gente, basta rendersi disponibili. Anche per semplice inerzia, dovrebbe funzionare.

Una vita in codice binario, quella del progettista di macchine per la lavorazione della lamiera. Niente è lasciato al caso, tutto deve approdare a una dimostrata sicurezza. Tutto ha una ragione, tutto ha una causa, e gli effetti devono essere controllati. Si devono gestire forze di centinaia, migliaia di tonnellate con un tocco. Pensate a quarant’anni trascorsi a cercare dimostrazioni… Le rotture, gli incidenti, gli infortuni, sono dietro l’angolo. Bisogna affrontare seri problemi, indagare, analizzare circostanze, comportamenti… scrivere le perizie di parte, se si finisce in tribunale. La mia azienda viene citata in giudizio da una assicurazione americana, che si vuol rivalere dell’indennizzo di un infortunio capitato a tale Rebecca Wall. Vinciamo la causa perché posso dimostrare che la pressa dell’infortunio era stata manomessa, per aumentarne la produzione… Che c’entra? C’entra, perché l’episodio testimonia la mia discreta conoscenza dell’inglese, cosa necessaria per spiegare il seguito. Quarant’anni a cercare dimostrazioni, dicevo. Capite la voglia di indefinito, di non detto, di non chiaro?

Sono dunque connesso a internet, nel ripostiglio, e provo a navigare verso l’ignoto. Un bel giorno (una bella sera!) mi scelgo un soggetto, un uccellino canoro, la pispola. Voglio vedere dove mi può portare. Comincio a cercare in rete. Vorrei trovare una poesia, se c’è. La trovo: Grátittlingurinn / The Pipit, una poesia dell’islandese Jónas Hallgrímsson (1807-1844). Non conosco l’islandese, ovviamente, ma c’è anche la versione in inglese. La traduco, e faccio una piccola ricerca su Hallgrímsson. Scopro paesaggi, sentimenti, richiami biblici, sguardi nel profondo e verso l’infinito, tutte cose insolite, per me. Scrivo una piccola monografia sulla Pispola di Hallgrímsson, con un racconto liberamente tratto dalla poesia. Percepisco di aver imboccato una strada per la mia riconversione all’umano, altro che cercare consulenze! È il 7 aprile dell’anno 2000, e continuo la ricerca.

Scopro Emily Holmes Coleman (Oakland 1899 – Tivoli, NY 1974) trovando un suo scritto sulla pispola, The Meadow Pipit’s Song, nell’elenco delle opere giacenti presso le Special Collections dell’Università del Delaware, a Newark. Chiedo una fotocopia. Non sono uno studente né uno studioso, quindi devo pagare (1 dollaro, mi pare). Le fotocopie arrivano: non si tratta di una poesia ma di un testo-prova, tentativi di Emily (la chiamo per nome, si può dire che siamo amici, ormai) di rendere in modi diversi la stessa idea narrativa. Intanto in rete trovo una sua poesia:

 

THE LIBERATOR

Keys turning

       rattling in the loose locks

               opening high the doors

that close again

like death-hours coming faster

the walls are white

and the line of beds is staring

all the bars go up and down

and none of them lead outward

              and leaping eyes

                     and stiff limbs

                 follow the crunch of the keys

I am powerful now

and I will break those that carry the keys

                 with little hammers

                 small hammers

                 which you will make for me

                        and hide in the porridge

I will break all their heads

                 and lay them in neat rows

              and we shall wave high the keys

              and open wide a million doors

and all of us shall dance in the snow

and that poor woman in the spiral casket

shall warm a wooden doll to her dress

                and lean her hair in the fire

the grating shall be taken from about the fire

       and the woman and the keys shall go within

              all of us

                     shall

                            dance

                                   within

Non ci capisco niente, ma la traduco lo stesso. Potete farlo anche voi, a mo’ di laboratorio. Credo che la mia sia la sola traduzione italiana. Ve la riporterò alla fine di questi appunti, ed è diversissima dalla prima versione dei tempi della scoperta.

Vedo anche che Emily ha pubblicato un solo romanzo, The Shutter of Snow, stampato da Routledge in Inghilterra e da Viking negli Stati Uniti nel 1930, da Virago Modern Classics in Inghilterra nel 1981, da Penguin Books – Virago Modern Classics negli Stati Uniti nel 1986, e poi salvato dall’oblio dalla Fondazione Dalkey nel 1997, con fondi federali e dello Stato dell’Illinois. I libri stampati dalla Dalkey hanno una particolarità: Dalkey keeps books in print for as long as the press exists. In other words, the books they print are “books of lasting value”. Insomma non andrà mai fuori catalogo. Però… e nessuno lo conosce, da noi! Lo compro da Amazon, cerco di leggerlo, capisco che deve essere bello, ma non riesco a comprenderlo a sufficienza. Decido di tradurlo. Non so a cosa vado incontro, ma lo voglio fare.

Prossima puntata: Jenny.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *